XXCO_356: Una casa tradizionalmente contemporanea

 Veduta recente dalla riva del lago

Il primo dei due volumi che raccolgono tutte le 366 schede di XXCO quotidianamente pubblicate è disponibile presso NodoLibri (via Borsieri 16, Como, € 20 anziché € 25), sul sito internet e in libreria. 
La prima parte propone le schede degli edifici dal 1900 al 1945, corredate da introduzioni, approfondimenti, cartine, bibliografia e indici.

 

Con quella di oggi mancano solo 10 schede alla conclusione di questo percorso. E quindi è una scheda un po’ particolare. Si ricollega a un tema che ho ripetutamente toccato durante quest’anno: quello dell’inserimento di edifici contemporanei sulle sponde del lago “più bello del mondo”... È un tema che mi ha molto coinvolto (e che ha provocato anche qualche dissapore tra i miei “quattro lettori” – e lettrici). Ma, soprattutto, la scheda di oggi ha una storia un po’ complicata, che mi sembra il caso di raccontare.
Qualche giorno fa, nel riguardare per l’ennesima volta vecchie annate di “Domus”, mi sono imbattuto in un articolo che fino ad allora non aveva mai attirato la mia attenzione. Titolo: Una casa olandese sul lago di Como. Molto interessante! (Chissà perché non l’avevo mai notato...) Già, ma dov’è questa casa? L’articolo non lo dice, e il lago di Como non è proprio piccolissimo. L’unica immagine un po’ panoramica mostra uno squarcio di paesaggio che non riesco a riconoscere. Per di più, il nome dell’architetto non mi dice nulla.
Prendo nota dei dati bibliografici, ma con la convinzione che sarà difficile ricavarci qualcosa di concreto. Faccio qualche ricerca in rete. Essendo il cognome del progettista olandese non proprio consueto dalle nostre parti, riesco a mettere a fuoco che, sì, un architetto con quel nome deve essere passato per il nostro territorio... per la verità la memoria digitale lo ricorda soprattutto per la sua passione velistica e l’ubicazione dei circoli frequentati mi convincono che deve aver fatto base sul versante lecchese. Vabbè, sarà per la prossima volta, quando mi occuperò della zona di Lecco. Però, con quel po’ di testardaggine che mi contraddistingue, insisto. Alla fine individuo un professionista con quel cognome, nato effettivamente a Rotterdam (o almeno così sembra stando a internet – mai fidarsi troppo) e attualmente residente in Ticino. C’è anche un indirizzo e-mail. Beh, che c’è di male a tentare? Alla peggio si tratterà di un caso di omonimia.
Provo a scrivere uno di quei messaggi sufficientemente vaghi: “... ho trovato citato un edificio ... che credo opera sua ... le chiedo, quindi, se è possibile sapere – nel caso che la villa sia stata effettivamente progettata da lei ...” eccetera. Dopo qualche giorno, fortunatamente, ricevo una cortese risposta che mi conferma di aver centrato l’obiettivo. Potenza della rete! Non solo: l’architetto si dice disponibile a mostrarmi alcune delle costruzioni realizzate sul lago, tra Acquaseria, Cremia e Pianello, quindi perfettamente incluse nel mio territorio d’indagine. Mettersi d’accordo per un sopralluogo è facile, nonostante la fretta (ormai mancano pochi giorni alla fine dell’impegno e non posso certo trascinare un architetto, per quanto disponibile, su e giù per il lago il giorno di Natale...!).
Ci incontriamo a Menaggio: Dirk è una persona dinamica, cordiale e disponibile; non dimostra in alcun modo gli anni che ha (“Sì, – dice – ho la fortuna di avere una buona salute”) e invece mostra tutta la ricchezza di una storia singolare. Chiedo: “Ma lei com’è finito in Italia, sul lago di Como?” “Quando ancora studiavo, con i miei compagni e il nostro professore dovevamo andare in gita d’istruzione a Firenze e, sulla strada, abbiamo deciso di fermarci sul lago di Como. Io me ne sono innamorato subito. Dopo essere stato a Firenze, ho aspettato i miei genitori, che dovevano riunirsi con me per passare le vacanze, in campeggio, proprio in Alto Lago e alla fine mi ci sono fermato”.
Poi, vicende familiari hanno fatto sì che mettesse mano, con l’architetto presso cui lavorava, alla realizzazione di una casa di vacanza, che alla fine ha progettato lui stesso. Nell’arco di qualche anno ha elaborato e fatto realizzare parecchi edifici, poi, alla fine, per carenza di altre commesse, ha deciso di trasferirsi in Ticino, dove attualmente risiede con la moglie, pure olandese, pure progettista (d’interni), e – comunque – conosciuta in Italia.
Mi conduce a vedere le sue opere, alcune purtroppo trasformate (tra cui quella pubblicata su “Domus”, da cui tutta questa storia ha avuto inizio), altre invece ben mantenute. Le apre per me, mi mostra le immagini di documentazione, mi spiega i principi che ha adottato. Sono tutte basate su regole semplicissime e quasi interamente realizzate con muratura tradizionale, ma quando ha bisogno di inserire delle parti in cemento armato entra in contatto con l’ingegnere Renato Uslenghi (proprio il grande calcolatore dei razionalisti), che gli viene consigliato da un capomastro del luogo come la “persona giusta”, e di cui conserva un ricordo molto affettuoso. Le sue case vivono di un profondo rapporto con il territorio, il suo paesaggio e il suo sapere professionale, che un “forestiero” si è sforzato di penetrare e che forse ha compreso meglio di tanti “locali”.
Alla fine dell’escursione, e di una lunga chiacchierata (ormai siamo passati dal rispettoso “lei” a un amichevole “tu”), mi spiace di poter inserire un solo esempio di questa operosità nel mio percorso. In compenso, mi è sembrato il caso di raccontarvi questo retroscena, a titolo di esempio del lavoro (e degli incontri fortunati) che spesso restano dietro le poche righe e le poche immagini di una paginetta.
Visto che siamo quasi alla fine, posso permettermi di svelare i “trucchi”.

Fabio Cani

 

Casa di vacanza

Dirk H. Willemse, architetto

1959

San Siro, Acquaseria, strada statale 340 dir (Regina) 120

stato: visibile - ben conservata

 

La casa di vacanze di Acquaseria fa parte di un gruppo di edifici di questo tipo progettati tra 1958 e 1964 dall’architetto olandese Willemse, dimorante nella zona dell’alto lago, fino al momento del suo trasferimento in Cantone Ticino.
Realizzato per una famiglia svizzera, il piccolo edificio è costruito con muratura tradizionale (le pareti sono però doppie con intercapedine isolante), ma secondo un modello complessivo evidentemente ispirato dal Movimento Moderno. Si compone di un unico piano, con l’aggiunta di un locale di servizio seminterrato. Il tetto è piano, isolato con materiali naturali.
Gli spazi fanno perno sul grande soggiorno, in diretta connessione con l’ingresso e con il lago attraverso una parete completamente vetrata; il rapporto tra interno ed esterno è mediato da un balcone a sbalzo, privo di qualsiasi parapetto che si prolunga nel declivio erboso fino alla riva.
In direzione dell’ingresso e del viottolo che conduce fino alla non distante strada Regina, l’abitazione è protetta da un muro continuo, che verso nord si incastra con un ulivo preesistente e verso sud è interrotto da un’apertura rivolta verso il panorama del Lario (citazione parziale dell’allestimento del giardino della lecorbusiana Petite Maison sul lago Lemano). La casa di vacanza è tuttora in perfetta efficienza, avendo subito solo azioni di manutenzione, quali la sostituzione dei serramenti della finestratura di facciata, ripristinati secondo l’immagine più simile a quella originale.

 

Planimetria del pianterreno

Interno del soggiorno, 1960 ca (archivio Willemse)

Veduta generale dalla riva, 1960 ca  (archivio Willemse)

Veduta dall’ingresso, con il soggiorno e la vetrata verso il lago, 1960 ca (archivio Willemse)

Il muro verso l’ingresso, con l’ulivo “incastrato”.

Il muro che separa il giardino dall’accesso, con la finestra di collegamento

 

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