XXCO_346: Una residenza dilatata

 Veduta recente dell’ingresso pedonale e della dépendance

XXCO diventa un libro, anzi due: sabato 17 dicembre alle 17, presso la sede NodoLibri (Como, via Borsieri 16), sarà presentato, in occasione di un conviviale scambio di auguri, il primo dei due volumi che raccoglieranno tutte le 366 schede quotidianamente pubblicate.
Per gli amici e le amiche un'altra gradevole sorpresa: alle ore 16, sempre in via Borsieri 16, ci sarà la possibilità di visitare il laboratorio di Agnes Duerrschnabel ceramista e artista, creatrice di oggetti dalle splendide forme e dai colori delicati.

 

Un altro edificio poco noto, a non troppa distanza da quello di ieri.
Recuperato da una delle tante pubblicazioni su cui questa ricerca si è svolta (oltre che, ovviamente, nel vivo del territorio), è purtroppo non facilmente apprezzabile dal vero, da un lato stretto da una via minore e a fondo cieco, dall’altro allontanato dalla vista da un ampio appezzamento di terreno.
Realizzata negli anni Sessanta, e cioè in un momento di grande sperimentazione linguistica, presenta parecchi motivi di interesse, soprattutto perché evidenzia una sensibilità almeno parzialmente diversa da quella locale, con una lettura particolare dell’eredità del Movimento Moderno.

Fabio Cani

 

Residenza unifamiliare

Lavinio Bellemo, architetto

1960-1965 ca

Ponte Lambro, Lezza, via don Strada 4-6

stato: parz. visibile - ben conservata

 

L’edificio, che sorge su un lotto di terreno in lieve pendenza, proprio sul confine tra Erba e Ponte Lambro, è caratterizzato da una disposizione piuttosto dilatata, con i locali su un unico piano, tranne il corpo dell’autorimessa e delle stanze per gli ospiti, a lato dell’accesso pedonale. Nella planimetria a L, la zona notte è collocata verso sud, quella giorno verso nord, ma quasi tutti i locali sono aperti a oriente, verso il giardino e il panorama.

Dal punto di vista compositivo, i molti volumi parallelepipedi sono trattati in modo estremamente espressivo, con sporgenze e rientranze, e soprattutto con la gronda del tetto piano molto aggettante, prolungata in pensiline e frangisole. La disposizione generale e le finiture, in mattoni pieni, intonaco grezzo e cemento a vista (oggi intonacato), evidenziano assonanze sia con il lessico lecorbusiano sia con quello di Carlo Scarpa, di cui il progettista è stato allievo.

 

Veduta della villa, poco dopo l’ultimazione

Veduta della villa, poco dopo l’ultimazione

 

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