XXCO_344: Un edificio evidente e mimetico

 Veduta recente da via Milano

XXCO diventa un libro, anzi due: sabato 17 dicembre alle 17, presso la sede NodoLibri (Como, via Borsieri 16), sarà presentato, in occasione di un conviviale scambio di auguri, il primo dei due volumi che raccoglieranno tutte le 366 schede quotidianamente pubblicate.
Per gli amici e le amiche un'altra gradevole sorpresa: alle ore 16, sempre in via Borsieri 16, ci sarà la possibilità di visitare il laboratorio di Agnes Duerrschnabel ceramista e artista, creatrice di oggetti dalle splendide forme e dai colori delicati.

 

L’edificio di oggi è uno dei capisaldi dell’architettura comasca della seconda metà del Novecento. Purtroppo è assai poco studiato, e quindi assai poco valorizzato e conosciuto. Eppure all’epoca della sua realizzazione si meritò un’attenzione particolare da parte dell’opinione pubblica, come spesso succede, colpita dalla sua radicale modernità, e non tutta in modo positivo.
A distanza di quasi mezzo secolo, il suo inserimento nel tessuto vivo della città mi sembra pienamente realizzato, così che potrebbe costituire un punto centrale di quell’ineludibile riflessione sull’incontro-scontro tra “vecchio” e “nuovo” nella città storica.

Fabio Cani

 

Edificio per residenze, uffici e negozi

Francesco Castiglioni, architetto

1968

Como, via Milano 138

stato: visibile - ben conservato

 

L’edificio di via Milano, realizzato nella seconda metà degli anni Sessanta, rappresenta uno dei punti di svolta fondamentali dell’architettura comasca. Per la sua immagine ostentatamente moderna, e più ancora per la rinuncia a esplicite citazioni della “tradizione” razionalista, nonché per la sua fondamentale collocazione in sostituzione di un edificio storico di testata tra gli antichi borghi di via Milano e dell’Ospedale, la costruzione suscita all’epoca vivaci reazioni.

Il volume è trattato come un’unità plastica, dai pilastri cilindrici in cemento a vista, alle facciate rivestite di lastre prefabbricate finite in tinte “mimetiche”, fino alla copertura. Il ritmo dei due piani di finestre, tutte identiche, è modulato dal rapporto dinamico col pianterreno e le vetrine arretrate dei negozi e con il piano attico, da un lato organicamente raccordato alle pareti e dall’altro segnato dal forte chiaroscuro del terrazzo coperto.

 

Veduta delle facciate meridionale e occidentale, foto Aleph, 1994

Veduta dello spigolo su via Milano

 

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