XXCO_321: Una biblioteca intima

 Veduta assiale dal piano intermedio

XXCO diventa un libro, anzi due: entro fine novembre sarà edito il primo dei due volumi che raccoglieranno tutte le 366 schede quotidianamente pubblicate.
La prima parte proporrà le schede degli edifici dal 1900 al 1945, corredate da introduzioni, approfondimenti, cartine, bibliografia e indici.
Ovvero: l’eclettismo e il revivalismo di inizio secolo, gli esperimenti modernisti, l’affermazione dello stile razionalista coi capolavori della metà degli anni Trenta, la lunga durata di modelli più moderati, la seconda generazione del Movimento Moderno, fino alla tragedia della seconda guerra mondiale e alla rinascita della Liberazione.
Un modo di leggere la storia del Novecento attraverso gli edifici.

 

L’edificio di oggi è forse l’unico esempio di architettura d’interni di tutto il mio percorso, ma un esempio talmente totalizzante (e talmente elegante e riuscito) da superare ogni limite di genere e da essere ormai considerato architettura tout court.

In un vecchio edificio manifatturiero si insedia una biblioteca, che assume e ripropone le caratteristiche originali dello spazio come elementi di assoluta contemporaneità e funzionalità. La realizzazione, oltre a meritarsi il favorevole giudizio della critica, si è sempre meritata anche l’apprezzamento del pubblico: una biblioteca, bellissima, che funziona. (Tra parentesi: se il servizio funziona non è ovviamente merito solo dell’architettura, ma anche.)

Pur non essendo una villa, questa biblioteca è uno degli edifici più significativi tra i tanti affacciati sulle sponde del Lario.

Fabio Cani

 

 

Biblioteca civica “Vittorio Antonini”

Roberto Menghi, architetto

1979

Tremezzina, Lenno, via Soccorso 47

stato: visibile - visitabile - ben conservata

 

La realizzazione della Biblioteca civica di Lenno è il frutto di una collaborazione tra l’amministrazione comunale e proprietà privata che ha consentito il riuso di un edificio manifatturiero in disuso. Situato nel nucleo antico del paese, a mezza costa, lungo la strada pedonale che sale verso l’abbazia dell’Acquafredda, l’edificio presentava originariamente uno spazio interno a tutt’altezza, suddiviso in vari ripiani utilizzati per la produzione serica; la stessa idea è stata ripresa nella riconfigurazione moderna, con le scaffalature e le postazioni di studio distribuite su vari livelli, mentre un ampio vuoto centrale permette la percezione del volume complessivo.

Ispirato alla massima semplicità e funzionalità, il progetto dell’architetto Menghi elabora in forma espressiva gli elementi strutturali: i ripiani aumentano la loro sporgenza salendo verso l’alto, in modo da creare una sorta di cannocchiale prospettico rovesciato verso l’alto; le ringhiere e i pilastri metallici conferiscono una modularità serrata all’ambiente complessivo, mentre i tagli trasversali delle scale, sempre visibili per la trasparenza generale dell’allestimento, assumono il ruolo di accenti ritmici.

Gli arredi sono integrati alle strutture, così da garantire anche la flessibilità d’uso degli spazi. L’intervento valorizza anche gli elementi originali della costruzione: sia le finestre inserite in profondi strombi, sia le capriate lignee del tetto. All’esterno, l’immagine complessiva dell’edificio non è stata modificata.

 

 

Planimetria del piano terra

Sezione trasversale

Veduta dell’interno subito dopo la realizzazione

Veduta dell’ingresso

Veduta del piano intermedio

Veduta dell’ultimo piano con le capriate del tetto

Veduta trasversale dal piano intermedio

 

 

 

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