XXCO_316: Una residenza elettrica (all'origine)

 Veduta recente della fronte orientale, verso l’impianto di trasformazione

XXCO diventa un libro, anzi due: entro fine novembre sarà edito il primo dei due volumi che raccoglieranno tutte le 366 schede quotidianamente pubblicate.
La prima parte proporrà le schede degli edifici dal 1900 al 1945, corredate da introduzioni, approfondimenti, cartine, bibliografia e indici.
Ovvero: l’eclettismo e il revivalismo di inizio secolo, gli esperimenti modernisti, l’affermazione dello stile razionalista coi capolavori della metà degli anni Trenta, la lunga durata di modelli più moderati, la seconda generazione del Movimento Moderno, fino alla tragedia della seconda guerra mondiale e alla rinascita della Liberazione.
Un modo di leggere la storia del Novecento attraverso gli edifici.

 

La scheda di oggi dovrebbe essere un'eccezione (poiché l'oggetto di interesse è quasi irriconoscibile, date le trasformazioni), e temo invece che costituisca una regola, piuttosto diffusa.
La inserisco proprio per questa ragione: il piccolo edificio residenziale, della metà degli anni Cinquanta, ritrovato su un volume dell'epoca, mi era parso subito molto interessante, e ancora di più dopo aver appreso che non di una villetta per vacanze si trattava, ma di una residenza per lavoratori impegnati nella manutenzione degli impianti elettrici (un po' fuori mano, se così si può dire). Quindi di un edificio utilitario, spartano quanto serve, ma anche elegante.
Ho impiegato non poco a ritrovarlo, poiché le indicazioni pubblicate erano quanto mai approssimative; poi, quando finalmente l'ho individuato, ha avuto molti dubbi che fosse davvero quello... E invece lo era, nonostante le trasformazioni.
Lo pubblico quindi un po' per dare una ragione alla fatica della ricerca e un po' per richiamare i "buchi" della memoria architettonica, che non si preoccupa, a volte, di cancellare quei valori di eleganza e misura (immagino anche di funzionalità) di edifici che certo non sono capolavori, ma che hanno cercato di inserirsi nei territori, anche in quelli delicati (qui siamo in Val Menaggio), senza ferirli troppo.

Fabio Cani

 

Edificio per residenze

Vittorio Faglia, architetto

1955-1958 ca

Grandola ed Uniti, strada statale 340 (dir)

stato: parz. visibile - trasformato

 

Il piccolo edificio residenziale, realizzato a metà degli anni Cinquanta a servizio di un impianto di trasformazione della società Idroelettrica Subalpina, a fianco della strada Menaggio-Porlezza, è composto di due corpi in linea a un solo piano, sfalsati e con accessi separati per i diversi alloggi.

Ispirato da criteri di massima semplicità ed economicità, il disegno originario è comunque articolato dall’elegante ritmo dei vari elementi: i setti trasversali in pietra a vista, le pareti di tamponamento a intonaco civile alternate alle finestre spesso a tutt’altezza, la struttura portante del tetto in cemento a vista.

Purtroppo, l’edificio è stato radicalmente alterato, con l’introduzione di un tetto con gronde aggettanti, di finestre in numero e forme diverse dall’originale, di nuovi corpi  sporgenti in corrispondenza degli ingressi. Resta individuabile la volumetria generale.

 

Veduta della fronte occidentale poco dopo la realizzazione

Veduta della fronte orientale poco dopo la realizzazione.

 

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