XXCO_308: Una chiesa tra città e campagna

 Veduta recente dell’interno dell’esterno della chiesa

XXCO diventa un libro, anzi due: entro fine novembre sarà edito il primo dei due volumi che raccoglieranno tutte le 366 schede quotidianamente pubblicate.
La prima parte proporrà le schede degli edifici dal 1900 al 1945, corredate da introduzioni, approfondimenti, cartine, bibliografia e indici.
Ovvero: l’eclettismo e il revivalismo di inizio secolo, gli esperimenti modernisti, l’affermazione dello stile razionalista coi capolavori della metà degli anni Trenta, la lunga durata di modelli più moderati, la seconda generazione del Movimento Moderno, fino alla tragedia della seconda guerra mondiale e alla rinascita della Liberazione.
Un modo di leggere la storia del Novecento attraverso gli edifici.

 

Resto a Cantù per presentare una chiesa degli anni Sessanta che rappresenta in modo assai efficace il fondamentale momento del passaggio tra cultura rurale e cultura urbana che, anche nel "profondo Nord", si svolse in tempi assai più recenti di quanto si è soliti ricordare.
La chiesa sorse infatti, esattamente 50 anni fa, a servizio di una borgata rurale che si apprestava a diventare quartiere urbano. Di questo processo dal fragile equilibrio, l'edificio mi sembra un buon interprete, e – rivisto a distanza di anni – ha una sua rustica efficacia tutt'altro che consueta.
(Tra parentesi si può notare che l'ingegnere progettista di oggi è il figlio dell'architetto progettista di ieri.)

Fabio Cani

 

Chiesa di San Carlo Borromeo

Gigi Radice, architetto, Gino Colombo, ingegnere

1963-1966

Cantù, Fecchio, via per Alzate 73

stato: visibile - visitabile - ben conservata

La nuova parrocchiale di Fecchio viene realizzata a metà degli anni Sessanta per iniziativa della famiglia Orombelli, proprietaria di molti dei terreni di questa frazione rurale di Cantù.
Il progetto, redatto dall'architetto Radice e dall'ingegnere Colombo, è essenziale: a navata unica, con ampia abside poligonale, la chiesa è coperta da un tetto a due falde retto da capriate metalliche; la facciata è inserita in una sorta di avancorpo sopraelevato con un portico, e ripete il tema delle capriate con l'aggiunta di due pilastri. La finitura delle pareti si presenta in mattoni faccia a vista nella fronte e nell'abside, e in pietra sui fianchi.
All'interno l'austero volume è modulato dalle fonti di luce: ampie finestre orizzontali nella navata, strette feritoie verticali con vetrate rosse nell'abside, luce diffusa dall'alto nel presbiterio.
La chiesa è inaugurata il 30 aprile 1966.

Veduta recente dell’internoVisita in cantiere nel 1966; al centro Alfonso Orombelli

Scarica la scheda in formato PDF, clicca qui

 

Articoli correlati:

XXCO_307: Un palazzo sobrio