XXCO_271: Un teatro polivalente

 Veduta recente da piazza Cacciatori delle Alpi
Avendo ieri presentato un cinema ormai scomparso, non posso fare a meno di dedicare la scheda di oggi a un altro luogo di spettacolo, fondamentale nella storia architettonica di Como. Nemmeno questo gode di buona salute...
Non ritengo questo il luogo per entrare nel merito della discussione, tuttora in corso, sul destino di questo edificio, che – come si capisce facilmente dalla scheda – mi appare di enorme interesse, ma al tempo stesso interprete di un'epoca e di una cultura ormai superate e non facilmente recuperabili.
Al suo autore e alle sue opere – compreso questo edificio – ho dedicato non poche ricerche confluite in un libro; sono da considerare, come questa scheda, un contributo non solo alla conoscenza di un luogo importante, ma anche a un sereno approfondimento del dibattito sul suo futuro.

Fabio Cani

 

Politeama

Federico Frigerio, architetto - collaborazione: Andrea Valli, ingegnere

1908-1910

Como, piazza Cacciatori delle Alpi

stato: visibile - dismesso

L'esigenza di dotare la città di Como di un "teatro popolare" da affiancare al prestigioso Teatro Sociale prende vita nel corso del 1908 e già entro lo stesso anno si stabilisce la costituzione di una apposita società, ma solo nel corso dell'anno seguente si possono avviare le pratiche per acquisizione dell'area scelta e per la progettazione della nuova struttura, affidata a Federico Frigerio.
I lavori iniziano poi rapidamente, il 1° luglio 1909. Le linee generali sono rivolte a un edificio multifunzionale: teatro popolare, quindi senza palchi, e anche cinema, café chantant, circo, bar, ristorante, albergo. Per la struttura portante, dopo una prima ipotesi rivolta alla muratura tradizionale con copertura in capriate di ferro, viene adottato il cemento armato, soprattutto in base a considerazione sulla sicurezza e sulla prevenzione degli incendi; per la definizione dei cementi ci si rivolge a una ditta specializzata di Torino, la Porcheddu, che commercializza in Italia il sistema Hennebique.
Le forme dell'edificio, nelle diverse redazioni del progetto architettonico (almeno tre), co¬noscono una progressiva "asciugatura" fino alla sobria realizzazione finale. L'edificio costruito rinuncia quindi a qualsiasi ordinamento neoclassico o revivalistico, limitando l'apparato decorativo a un bugnato assai piatto e austero intorno alle finestre e a semplici tettoie di protezione degli ingressi. La massa dell'edificio è movimentata dai diversi volumi che denunciano le funzioni interne: in basso le facciate di un decoroso palazzo urbano che ospita bar, ristorante e albergo, in alto la cupola vetrata che sovrasta la platea e la torre scenica sull'area del palco. Persino nell'interno si rinuncia al mascheramento della struttura portante, così che quasi tutti gli elementi costruttivi sono semplicemente intonacati senza aggiunte di membrature (solo in alcuni punti sono inserite mensole a voluta).
In seguito a queste scelte, il Politeama può essere considerato l'unico vero edificio modernista presente a Como, incredibilmente uscito dalla matita non già di un futuro razionalista ma di un architetto intriso dalla tradizione. In occasione dell'inaugurazione, il 14 settembre 1910, con La Bohème di Giacomo Puccini, l'edificio non manca di suscitare interesse e persino stupore.
Al cantiere collabora la ditta dei capomastri comaschi Brenna e Bernasconi, mentre le opere decorative si devono a Felice Bernasconi (per i pavimenti a mosaico), ai Fratelli Fontana (per gli stucchi lucidi), alla ditta Barella (per le imbiancature), tutte di Como, e al pittore Candeo di Milano per i fregi decorativi, essenzialmente quelli intorno al boccascena e sulla volta della platea; alla realizzazione dell'edificio risulta aver collaborato anche l'ing. Andrea Valli.
Negli anni seguenti, il Politeama assolve alle funzioni di teatro per la lirica e la prosa, ma anche di cinema (il debutto della "settima arte" ha luogo il 15 aprile 1911), di circo (numerosi sono gli spettacoli circensi, con cadenza quasi annuale, dal 1914 al 1936), di café chantant, di caffè, di ristorante, di albergo (più propriamente di "foresteria" per le compagnie teatrali); il teatro viene spesso usato anche per comizi, assemblee e riunioni pubbliche varie. Negli ultimi decenni è stato usato quasi unicamente come sala cinematografica; chiuso dal 20 maggio 1985 al 15 aprile 1988 per gli indispensabili adeguamenti sulla sicurezza, conosce la chiusura definitiva nell'agosto 2005, seguita da innumerevoli progetti di recupero e rifunzionalizzazione.

 Planimetrie del Politeama ai diversi livelliSchizzo prospettico con la redazione definitiva

Disegno di progetto della struttura in cemento armato, della ditta Porcheddu di TorinoDisegno esecutivo della sezione trasversale

Disegno esecutivo della sezione longitudinaleVeduta ripresa durante la realizzazione della struttura in cemento armatoVeduta generale dall’inizio di viale Varese, poco dopo la costruzioneVeduta d’epoca dell’interno, in direzione del palco Veduta d’epoca dell’interno, in direzione dell’aula teatrale

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