XXCO_268: Una villa nel paesaggio e nella fantasia

 Veduta recente dall’ingresso

Ritengo l'edificio oggetto della scheda odierna uno dei capisaldi della storia dell'architettura del Novecento in ambito locale; con tutte le sue caratteristiche e le sue contraddizioni, è un'opera che evidenzia una quota notevole degli atteggiamenti di inizio secolo e che apre la strada alla piena modernità.
Avrei voluto e dovuto "esporla" all'inizio del mio percorso; se ho atteso così a lungo è perché cercavo un modo per renderla più evidente. No, non dal punto di vista ideale, ma da quello pratico. Infatti, anche questa villa è oggi quasi del tutto sottratta alla pubblica visione. Nonostante sorga proprio a lato della funicolare, è nascosta dietro a una cortina impenetrabile di verde; dalla via che la serve – non a caso intitolata al suo committente – lo sguardo è bloccato da lamiere applicate alle aeree cancellate di un tempo; dai punti di vista distanti, sia a monte che a valle, non si riesce a cogliere che qualche dettaglio: una falda di tetto qui, uno spigolo di muro là.
Può darsi che qualcosa mi sia sfuggito, ma vi assicuro che mi ci sono applicato.
Alla fine, l'unica soluzione che ho trovato è stato sbirciare quel che si può da sopra le cancellate oscurate. Non è particolarmente elegante, ahimè...
In compenso, nelle ricerche sul progettista da me condotte negli ultimi anni, tale e tanta è stata la mole di documentazione originale ritrovata, che me ne sono potuto fare un'idea abbastanza precisa.
È questa che vi offro in sintesi, insieme a qualche scorcio "rubato".

Fabio Cani

 

Villa Pirotta

Federico Frigerio, architetto

1902-1912 ca

Brunate, via Pirotta 5

stato: parz. visibile - ben conservata

Realizzata in un arco di tempo piuttosto esteso per l'industriale e amatore d'arte Attilio Pirotta, la villa è disposta su un lotto di terreno, a fianco del tracciato della funicolare, piuttosto scosceso, situazione che viene sfruttata per un trattamento particolarmente libero dell'articolazione edilizia e paesaggistica. Di felice ideazione è, per esempio, il dispositivo del sistema distributivo, all'esterno su più livelli, con balaustre e ringhiere elaborate e una sottostante veranda, e all'interno con una sontuosa scala decorata.
Il volume della villa è abbastanza semplice e compatto, alleggerito dallo smusso di tutti gli spigoli principali e dalla modulazione di elementi sporgenti (che culminano nella veranda aperta sul panorama lariano e sorretta da due telamoni scolpiti da Pietro Clerici), e valorizzato dall'adozione di uno stile fantasioso, in cui i riferimenti storici al rococò sono adottati senza alcuna rigidità o intenzione filologica.
I diversi ambienti interni sono caratterizzati da planimetrie abbastanza usuali, ma vivacizzati da una ricerca decorativa quasi sfrenata, frutto di un profondo rapporto tra committente, progettista e artisti coinvolti (lo scultore Lodovico Pogliaghi, il pittore Ambrogio Alciati, la bottega di pittori-decoratori Turri di Legnano, lo scultore comasco Pietro Clerici). Tra gli altri locali, sono particolarmente significativi il salottino cinese e la sala da pranzo.
Altrettanto fantasiosa è la disposizione del giardino, con numerose "quinte" architettoniche, percorsi trasversali, punti di sosta allestiti con elementi d'arredo in "pietra artificiale".
La villa, cui negli anni Cinquanta è stata affiancata una dépendance progettata dall'architetto Giovanni Muzio, è tuttora in buono stato di conservazione, nonostante sia inutilizzata da anni.

 Un dipinto di Ambrogio Alciati in una camera La sala da pranzo  Veduta d’epoca della veranda con le sculture di Pietro Clerici Particolare del cancello d’ingressoDisegno di progetto per il cancello d’ingressoVeduta d’epoca del complesso della villa

 

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