XXCO_239: Un ritrovo accogliente

 Veduta recente da via Volta


La scheda di oggi riveste carattere in buona parte provocatorio, e con obiettivi importanti.
In questi giorni di "emergenza umanitaria" alla stazione San Giovanni mi sono più volte sentito in colpa nel continuare a occuparmi di edifici, di dettagli architettonici e varie altre amenità, mentre pure cercavo di dare il mio piccolo contributo all'informazione su questi importanti avvenimenti. Nel contempo, ho anche ripetutamente pensato che gli avvenimenti non accadono mai nel vuoto: la vicenda delle migrazioni – di cui in questi giorni siamo "costretti" a occuparci, poiché non è più possibile far finta che non ci riguardi – è da questo punto di vista emblematica; è la precipitazione drammatica della geopolitica, ovvero del rapporto indissolubile tra geografia e storia, tra storia e attualità. E questo vale da tutti i punti di vista e a tutti i livelli, anche a quello locale.
L'insorgenza del problema e di contro la sua risposta solidale accadono con caratteristiche particolari anche perché si svolgono in luoghi precisi. Se quei luoghi fossero differenti, diverso sarebbe lo svolgimento degli eventi (pur restando costante, ahimè, la drammaticità degli stessi).
Un paio di domande molto semplici, che vi prego di considerare nella loro sconcertante banalità, e anche nella loro assoluta importanza: se la stazione San Giovanni di Como non avesse avuto, a pochi metri di distanza, un giardino, quale sarebbe stata la situazione? Oppure: se la stazione internazionale sulla linea del Gottardo si fosse costruita in territorio italiano (come sarebbe stato logico) e quindi a Ponte Chiasso, invece che a Chiasso, quanto sarebbe cambiata la percezione della cittadinanza di questo problema?
Non voglio con questo affermare che la storia dell'architettura possa dare un contributo nell'affrontare questa situazione. Non sono così sciocco (o presuntuoso). Ma più semplicemente dimostrare a quei falsi ingenui che si ostinano ad affermare che questa emergenza non ci riguarda poi tanto, che invece è inestricabilmente collegata a questa città, alla sua storia, alla sua geografia, persino alla sua architettura.
Ho già dedicato una scheda alla stazione San Giovanni e una all'oratorio di Rebbio (dove l'opera di don Giusto Della Valle e della sua comunità parrocchiale ha assunto in queste settimane un ruolo fondamentale), l'ho fatto nei mesi scorsi e quindi pensando all'importanza di questi luoghi in rapporto a una storia generale (e non a un'emergenza particolare). Oggi aggiungo una scheda su una costruzione degli anni Cinquanta che per molti era, fino a pochi giorni fa, assolutamente ignota e che ha guadagnato gli onori della cronaca come scenario della solidarietà cittadina. Se tale solidarietà ha potuto manifestarsi lì, è anche perché quell'edificio è stato costruito in un certo modo; certo: non ci fosse stato si sarebbe andati da un'altra parte; ma intanto c'è, è fatto così e non mi pare privo di interesse.
La scheda di oggi, nonostante resti una piccola scheda di architettura, è quindi anche un omaggio alle persone che in queste settimane hanno utilizzato quell'architettura, da ospiti o da volontari, e che magari si sono chieste da dove mai venisse quel "ritrovo".

Fabio Cani

 

Opere parrocchiali Sant'Eusebio

Elia Acerbis, architetto, Armen Manoukian, ingegnere

1957-1958, 1964

Como, via Volta 20-22

stato: visibili - ben conservate

L'edificio delle opere parrocchiali di Sant'Eusebio comprende la casa parrocchiale e il ritrovo giovanile; appare, da via Volta, come una casa di proporzioni contenute, ma si sviluppa in effetti in profondità sul lotto di terreno, duplicando quasi le misure della vicina chiesa.
I due lati visibili presentano trattamenti diversi: il fianco verso la chiesa è rivestito di lastre di pietra con un allineamento verticale di semplici finestre; ancora più austero è il raccordo con la facciata dell'edificio ecclesiastico, trattato a intonaco rustico; mentre la fronte principale presenta al pianterreno ampie finestre ed è rivestita ai piani superiori da piastrelle bugnate di colore arancione, che contrasta con l'inquadramento delle finestre a intonaco civile azzurro. All'interno si alternano ampi locali di uso collettivo (tra cui uno spazio adibito a teatrino) e locali più piccoli, usati sia per attività culturali e ricreative che per l'accoglienza.

Scorcio del fianco e del raccordo con la chiesa di Sant’Eusebio

Scarica la scheda in formato PDF, clicca qui

 

Articoli correlati:

XXCO_238: Finestre panoramiche di città