XXCO_210: Un condominio affacciato sul lago

 Veduta recente della fronte principale sul giardino

Al margine della vasta area "a lago", organizzata negli anni Venti e Trenta come sede privilegiata di impianti sportivi e di edifici celebrativi, la dinamica edilizia dei decenni seguenti alla seconda guerra mondiale colloca numerose residenze, per lo più di lusso. Alcune di queste realizzazioni presentano un'elevata qualità architettonica, come quella di oggi, che può essere considerata anticipatrice di molti esempi a seguire.
Può anche essere definita un'"architettura forestiera", non solo e non tanto perché opera di due progettisti milanesi (per altro ripetutamente presenti sul territorio comasco), ma anche perché portatrice di istanze e, forse, gusti da "grande città", con un'aspirazione a non battere strade troppo frequentate.
Dei molti edifici degli anni Sessanta, questo appare uno dei più significativi.

Fabio Cani

 

Edificio per residenze "Belvedere"

Mario Asnago, architetto, Claudio Vender, architetto

1963-1966

Como, via Pietro da Breggia 3 

stato: visibile - ben conservato

 

Progettato nella prima metà degli anni Sessanta sul luogo già occupato da una villa della metà dell'Ottocento, il condominio "Belvedere" si inserisce nel processo di riqualificazione borghese del quartiere del Borgo Vico, che sostituisce all'edilizia storica nuovi e aggiornati edifici.
Nel lungo processo di messa a punto dell'ipotesi finale (durato dal 1963 al 1965), alcuni elementi restano invariati: l'ingresso sul lato privilegiato dall'affaccio verso il lago; la disposizione planimetrica a due corpi disposti secondo un angolo ottuso, ma con le pareti modulate da leggeri aggetti e rientri in modo da non risultare troppo monolitici; la realizzazione di uno spazio di rispetto tra l'edificio e la strada, occupato da un giardino; la collocazione sulla fronte principale dei lunghi balconi protetti da ringhiere vetrate in modo da alleggerire l'impatto complessivo.

L'ingresso pedonale su via Pietro da Breggia è contraddistinto da una pensilina e da brevi pareti finite in blocchi di quarzite. L'accesso vero e proprio alle residenze è ribassato rispetto al piano del giardino, protetto da un portico su snelli pilastrini metallici; l'atrio disimpegna il corridoio che collega i diversi corpi scala.

La fronte principale è caratterizzata da finestre con disposizione identica ai tre piani, ma fortemente ritmata dalle diverse misure, dagli allineamenti in altezza e dalle rientranze. Sopra i tre piani fuori terra, il tetto, inizialmente previsto con una grande terrazza e i volumi tecnici sotto una tettoia, presenta basse falde in piode (secondo la consuetudine storica delle case del Lario) ed è segnato dalle aperture delle mansarde. Il gioco di scomposizione dei piani è particolarmente evidente nella breve parete laterale, dove sporge anche un dinamico bow window triangolare.

 

Studio della planimetria, 1963

 

Il plastico dell’edificio, nella variante con tetto piano

 

Studio per la facciata verso il lago, 1963

 

Veduta complessiva della facciata verso il lago

 

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