XXCO_197: Una banca sulla città

 Veduta recente dell’edificio da piazza Perretta

Visto che ieri è stato l'ultimo giorno di operatività della filiale comasca della Banca d'Italia, non è fuori luogo ricordarne i dati salienti dal punto di vista architettonico. Una storia quasi tutta "sul lato sbagliato", per scelte stilistiche, urbanistiche, dimensionali, e tuttavia estremamente significativa di un certo modo di intendere la città in un periodo tutt'altro che breve, e che anzi sembra coincidere con buona parte del Novecento. La mole della Banca d'Italia è lì, a due passi dal centro fisico e simbolico della città, a ricordare quanto dovrebbero essere attente e ponderate queste scelte.

Fabio Cani

 

Banca d'Italia

Ufficio Tecnico Banca d'Italia, Pietro Scandellari, ingegnere

ristrutturazione: Alessandro Pedroni, ingegnere

1948-1953, 1978-1981

Como, piazza Perretta 15

stato: visibile - parz. visitabile - ben conservata

Il grande vuoto urbano creato con la demolizione, alla fine degli anni Trenta, dell'antico quartiere della Cortesella, viene riempito negli anni successivi alla seconda guerra mondiale con edifici di varia intonazione stilistica, tra cui la mastodontica sede della Banca d'Italia.
Impostata come un palazzo tardomanierista, a pianta rettangolare, dove la corte coperta svolge funzione di salone degli sportelli, presenta la facciata principale con più esplicite citazioni storicistiche (soprattutto nel portale introdotto da una breve scalinata), mentre gli altri lati sono più sobri e di richiamo più novecentista che revivalistico.
Frutto di un progetto elaborato all'interno della struttura della Banca, l'edificio soffre di una quasi completa decontestualizzazione rispetto al tessuto della città, risultando fuori scala persino rispetto agli altri palazzi frutto della ricostruzione degli anni Quaranta e Cinquanta.

 Veduta recente dell’edificio da piazza PerrettaVeduta notturna di piazza Perretta con la Banca d’Italia, 1955 ca

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