XXCO_182: Un asilo vitale

Veduta recente della fronte dall’incrocio tra via Alciato e via dei Mille

Affrontare i capolavori del Novecento mi mette in un certo imbarazzo: pensare di condensare la ricchezza dell'Asilo Sant'Elia in meno di una cartella di testo sfiora l'assurdo, se non fosse che l'edificio è talmente nitido, presente, funzionante da sperare che chiunque vi si avvicini sia in grado di capirlo, indipendentemente dalle introduzioni, più o meno lunghe.
A questa speranza mi affido. E a una manciata di immagini, scelte tra le tantissime disponibili (e anche in questo caso sperando che la storia tutt'altro che lineare di tali figure risulti in una qualche maniera evidente, così da cogliere la complessità degli sguardi che a un'opera di tale importanza si possono riservare).
All'Asilo Sant'Elia bisogna accostarsi con tutta la curiosità che merita, compresa la consapevolezza che, senza la vitalità delle bambine e dei bambini che ospita, l'edificio non potrebbe esistere.

Fabio Cani

 

Asilo Sant'Elia

Giuseppe Terragni, architetto - strutture: Renato Uslenghi, ingegnere

restauro: Carlo Terragni, ingegnere, Emilio Terragni, architetto

1934-1937, 1984-1986

Como, via Alciato 15, via dei Mille

stato: visibile - parz. visitabile - ben conservato

Giuseppe Terragni inizia gli studi per la progettazione dell'asilo del rione Sant'Elia nel 1934, quando ancora la Congregazione di Carità di Como, promotrice dell'opera, non ha nemmeno perfezionato l'acquisto del terreno. Dopo una prima proposta di un edificio a due piani con maglia strutturale in evidenza a formare un portico, l'architetto comincia a focalizzare l'attenzione su un edificio tripartito, disposto a C intorno a un cortile: nell'ala di sinistra uffici e refettorio, al centro lo spazio per la ricreazione, nell'ala di destra le aule. L'organismo è disposto obliquamente sul lotto di terreno, così da avere una zona di rispetto verso la strada.
Il progetto finale dell'asilo è elaborato tra 1935 e 1936, continuamente sottoposto a richieste di riduzione di costi, cui il progettista risponde asciugando progressivamente le proposte, alla ricerca della massima essenzialità.
L'edificio è basato su una maglia regolare di pilastri in cemento armato di 5,71 x 7,71 m (i calcoli strutturali sono dell'ingegnere Renato Uslenghi); la zona delle aule è uno spazio unico divisibile da pareti mobili; le pareti esterne sono in maggior parte a vetri, con telai metallici assai sottili, spesso completamente apribili, e in parte protette da tende e pensiline, in modo da poter espandere al massimo gli spazi didattici e ricreativi; solo la facciata principale è protetta verso la via da pareti piene. I servizi, a sinistra, sono ulteriormente ridotti nelle ultime elaborazioni, così come viene soppressa la rampa per salire al tetto piano, parzialmente praticabile grazie a una scala.
Inaugurato nell'ottobre 1937, l'Asilo Sant'Elia è considerato tra tutte le opere di Terragni la più poetica, aperta a molteplici suggestioni culturali (mediterranee e nordeuropee), ma è anche la più funzionale, ancora perfettamente in grado di svolgere il suo compito educativo.

Modello di una versione preliminare con corpi a due pianiPlanimetria di una versione prossima a quella realizzataDisegno assonometrico Veduta d’epoca della facciataveduta d’epoca  del totale dell’edificio Veduta dell’esterne dell’asilo dopo i restauri degli anni 1984-1986 Veduta dell’esterne dell’asilo dopo i restauri degli anni 1984-1986 Veduta dell’esterne dell’asilo dopo i restauri degli anni 1984-1986Veduta del cortile dal corridoio che serve la zona delle auleImmagine d’epoca dell’interno dell’asilo Veduta d’epoca dell’ufficioVeduta d’epoca dell’infermeriaVeduta d’epoca del refettorioVeduta d’epoca del ricreatorio Interno dopo i restauri del 1984-1986 Interno dopo i restauri del 1984-1986Veduta recente dello spazio del refettorio

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