XXCO_173: Una villa aperta poi chiusa

 Veduta recente dell’edificio

La sequenza di opere "forestiere" dei giorni scorsi è stata composta in buona parte di ville, così non mi pare fuori luogo proporre una villa fortemente radicata nel territorio, per quanto sollevata dal terreno. Costituisce, così, un buon elemento di confronto con altre proposte, anche dello stesso periodo razionalista.

Fabio Cani

 

Villa Bianchi

Giuseppe Terragni, architetto

1935-1937

Como, via Paoli 49

stato: visibile - parz. trasformata

Progettato per il floricoltore Amedeo Bianchi, l'edificio è frutto di un lungo, e a tratti tortuoso, iter progettuale, durante il quale il committente costrinse l'architetto Terragni a rivedere ripetutamente il progetto. In tutte le versioni restano fermi alcuni capisaldi, tra cui il sollevamento dal terreno mediante pilotis e la disarticolazione della "scatola" volumetrica (per quanto la versione realizzata sia, fra le tre ipotizzate, la più moderata); viene invece abbandonata l'idea originaria di una struttura portante in metallo. La villa (che avrebbe dovuto essere, nelle intenzioni del committente, una casa rurale, al centro del vivaio floristico) evidenzia anche molti punti di contatto con l'architettura europea del periodo (soprattutto con Le Corbusier e Gerrit Rietveld).
In seguito, il pianterreno è stato completamente chiuso da pareti e lo spazio a verde attorno assai ridotto.

Veduta della villa ultimata con il pianterreno apertoAssonometria della versione realizzata

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