XXCO_153: Pareti continue e piani liberi

Veduta recente da via Roma.

Torno a Cantù per affrontare una specie architettonica che – secondo i criteri della tassonomia scientifica – bisognerebbe definire endemica, cioè presente solo in questo areale: l'esposizione per mobili e arredamenti. Un tema che nel breve volgere di qualche decennio ha dato a molti progettisti la possibilità di sperimentarsi in molti e multiformi modi, prima di arrendersi all'economia dei modesti capannoni di periferia.
Cantù offre, da questo particolare punto di vista, numerosi esempi degni di considerazione, condensati soprattutto in quei decenni (dal 1950 al 1970, più o meno) che videro l'esplosione della produzione mobiliera.
Comincio oggi con una prima scheda. Qualche altra seguirà prossimamente.

Fabio Cani

 

Galleria Mobili d'Arte

Giulio Moscatelli, architetto

1954-1955

Cantù, corso Unità d'Italia, via Cavour


stato: visibile - ben conservata

Edificata su un lotto di forma irregolare e delimitata da strade disposte a diversa altezza, la Galleria Mobili d'Arte sfrutta queste limitazioni per realizzare un edificio di forme inconsuete. Eliminata quasi del tutto la gerarchia tra le fronti, raccordate da pareti stondate, l'ingresso avviene in posizione asimmetrica, enfatizzata dalla grande vetrata che dà luce al corpo scale e dalla porzione piena di parete che all'origine portava il nome della galleria.
Le altre pareti sono percorse da finestre a nastro, necessarie per dare luce uniforme agli ampi saloni d'esposizione. All'interno i piani sono quasi del tutto liberi da partizioni fisse e scanditi solo dai pilastri tondi della struttura portante.
L'edificio, dal volume fortemente espressivo, supera le regole del Razionalismo locale, per recuperare suggestioni dall'architettura moderna nord-europea.

Planimetria schematica. Veduta d’epoca della Galleria appena inaugurata.

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