XXCO_128: Un quartiere giardino per lo sviluppo

Veduta recente delle case bifamiliari

Nello sviluppo a tratti caotico del periodo della "ricostruzione" e di quello successivo del "boom economico", si distinguono alcuni episodi di elevata qualità pianificatoria, momenti in cui davvero la città e le varie istanze del suo governo danno l'impressione di disegnare un futuro credibile per l'organismo urbano. Il fatto che la maggior parte di questi non numerosissimi esempi sia quasi del tutto dimenticata, permette di capire, anche senza troppe analisi storiche, come è andata a finire...
Un punto di partenza ideale per questo percorso nella programmazione edilizia pubblica (che riprenderemo più volte da qui in avanti) è il quartiere di oggi, frutto di una sperimentazione per molti aspetti assai moderata, ma non per questo meno interessante. Vi si può scorgere senza troppa fatica l'eco dei progetti radicali dell'anteguerra, non solo di quelli dei razionalisti locali, ma anche delle esperienze svizzere e tedesche negli anni immediatamente precedenti l'avvento dei totalitarismi europei, che vengono riscoperte negli anni della Liberazione. Esperienze su cui certamente varrebbe la pena di continuare a riflettere oggi.

Fabio Cani

 

Quartiere giardino IACP

Ufficio Tecnico IACP

1948-1955

Como, Muggiò

stato: visibile - trasformato, ampliato

Primo complesso di residenze economiche di iniziativa pubblica del dopoguerra, il quartiere di Muggiò viene ideato dall'Ufficio Tecnico dell'Istituto Autonomo Case Popolari, ente che si avvia a svolgere un ruolo fondamentale nella fase della ricostruzione dopo la guerra.
Grazie alla collocazione in un'ampia area libera al margine dell'edificato urbano, in prossimità sia della strada Napoleona che dell'abitato di Albate, il quartiere viene progettato secondo una logica estensiva, con una bassa densità edilizia e una certa disponibilità di spazi a verde per ciascuna unità abitativa.
Pensato originariamente per circa 500 residenti su una superficie complessiva di 25 mila mq, comprende 102 alloggi, distribuiti in case a schiera, in villette bifamiliari e in edifici plurifamiliari "alti" di tre piani. I tipi edilizi sono tutti assai semplici e ispirati a criteri di massima economicità, ma non privi di eleganza di disegno. Le case bifamiliari sono a due piani, caratterizzate da tetti a una sola falda e dai leggeri aggetti con stretti balconi sulla fronte più alta; gli edifici a più piani ripetono un schema più volte utilizzato dallo IACP locale, individuato da un blocco parallelepipedo con logge di balconi su un solo lato, in modo da evidenziare la maglia strutturale, secondo i dettami del Movimento moderno.
Iniziato nel 1948 e solennemente inaugurato nel maggio 1955, il quartiere è molto cresciuto negli anni seguenti, fino a perdere gran parte della propria riconoscibilità urbanistica. Ciononostante, il nucleo originario è ancora presente, per quanto quasi nascosto dagli interventi di epoca successiva, che non hanno tenuto in eccessiva considerazione le logiche generative del nucleo.

Planimetria schematica del nucleo originario del quartiereVeduta d’epoca delle case bifamiliari

L’inaugurazione del quartiere nel maggio 1955; a sinistra il ministro Mario MartinelliVeduta recente delle case bifamiliari

Veduta recente delle case plurifamiliariVeduta d’epoca con il complesso del quartiere

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