XXCO_121: Una casa per i lavoratori e le lavoratrici

Immagine recente della Camera del Lavoro.

Non esistono molte alternative, se si vuole provare a celebrare il 1° maggio dal punto di vista architettonico. Scartato il grande edificio progettato alla fine degli anni Trenta come Casa fascista dei Lavoratori (scheda 099), perché esso era il simbolo di un regime che aveva abolito con la violenza il 1° maggio e i sindacati democratici, e perché da esso la Camera del Lavoro si ritirò alla fine degli anni Cinquanta quando fu di fatto sfrattata dal demanio, resta solo la Camera del Lavoro ideata all'inizio degli anni Sessanta proprio per sostituirsi a quella sede occupata dai sindacati democratici all'indomani della Liberazione (le altri sedi sindacali, di fatto, sono ospitate in edifici nati per altri scopi e sono, per certi versi, anonime).
Lo so: qualcuno storcerà il naso, obiettando che la Camera del Lavoro non è poi questo grande esempio di architettura. Non lo nego, ma il suo valore ideale resta indiscusso e - contemporaneamente - essa è sincera interprete di un modo di fare architettura di quel periodo in cui l'eredità del Razionalismo comasco veniva rielaborata e, forse, piegata a più misurate esigenze. Nella sua immagine, resta un edificio degno di attenta considerazione.
Ma l'inclusione nel mio percorso serve anche a sottolineare ancora una volta quanto poco ci preoccupiamo dello sviluppo di alcune zone urbane, come questa, originata verso nord dalla dismissione del grande ospedale e dalla sua sostituzione con alcuni edifici di funzione pubblica, ma poi proseguita, proprio dopo la fine della guerra, con la realizzazione di numerosi interventi di edilizia residenziale, alcuni anche di iniziativa pubblica, alcuni addirittura a seguito di concorsi di cui non sappiamo, a distanza di poche decine di anni, quasi più nulla. In questa porzione di città, non così piccola e soprattutto non così periferica, uno dei pochi edifici di cui sappiamo indicare la storia è proprio la Camera del Lavoro, che quindi merita di essere ricordata e indagata.

Fabio Cani

 

Camera del Lavoro

Luigi Zuccoli, architetto

1960-1961

Como, via Italia Libera 23

stato: visibile - parz. visitabile - ben conservata

La sede della Camera del Lavoro di Como viene realizzata all'inizio degli anni Sessanta, dopo che non è più disponibile la sede già dei sindacati fascisti, dietro la Casa del Fascio. Incaricato del progetto è l'architetto Zuccoli, esponente del Partito Comunista e vicino alla Cgil.
L'edifico è semplice, ideato per rispondere a diverse funzioni (uffici, residenze, negozi), ma con l'intento di destinarlo progressivamente solo a sede sindacale. La facciata principale è organizzata con finestrature uguali disposte per file verticali; quella meridionale è invece animata da due piani di balconcini poco sporgenti, sottolineati dagli aggetti arancioni.
La sede si caratterizza anche per la presenza della sala riunioni (dedicata ad Angelo Noseda) con accesso indipendente dalla strada; sala che ha avuto un ruolo fondamentale per la storia del movimento operaio comasco e che è stata recentemente dismessa.

Battista Tettamanti all’inaugurazione, il 1° maggio 1961Volantino per l’inaugurazione con l’immagine del modelloImmagine recente della Camera del Lavoro

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