XXCO_114: Un monumento a misura urbana

 Veduta recente del monumento dalla sponda del lago

Distante poche decine di metri dall'edificio di ieri sta il monumento di oggi. Quasi specularmente rispetto al tempio dedicato a Volta, questo si pone l'obiettivo di sovvertire il linguaggio tradizionale della celebrazione, depurandolo di molte ridondanze e riferimenti storicistici. Considerato un monumento privo di retorica, quello di oggi è in realtà – secondo il mio parere – modello alto di una retorica diversa, che aspira a diventare vero e proprio modello linguistico e funzionale.
Le sue dimensioni, di volta in volta ritenute "grandiose" o "eccessive", sono ispirate da queste esigenze, che si devono necessariamente confrontare con l'intera città.

Fabio Cani

 

Monumento ai Caduti

Giuseppe Terragni, architetto, Attilio Terragni, ingegnere

1930-1933

Como, giardini pubblici, viale Vittorio Veneto

stato: visibile - visitabile in occasioni particolari - ben conservato

Dopo il fallimento della prima fase progettuale avviata nel 1923 con la proposta di Federico Frigerio e conclusa nel 1926 con il concorso vinto dal progetto di Mario Asnago e Claudio Vender, a cui si decide di non dare seguito, la questione del monumento in ricordo dei caduti della Grande Guerra viene riproposta in una nuova aerea, sulla sponda del lago.
Nel corso del 1930 vengono presentate tre nuove proposte da Giovanni Greppi (progettista dello stadio), da Guido Ravasi (industriale e amatore d'arte) e da un gruppo formato da Gabriele Giussani, Gianni Mantero, Carlo Ponci e Giuseppe Terragni. Alla fine, però, a prevalere è l'invito di Filippo Tommaso Marinetti a trasformare in monumento un disegno del giovane architetto Antonio Sant'Elia, caduto nel conflitto cui partecipava come volontario nel gruppo dei futuristi. La scelta cade su un disegno per un edificio di destinazione incerta (forse una torre-faro). Il disegno viene rielaborato da Enrico Prampolini e poi affidato per la definitiva realizzazione allo studio Terragni: l'ingegnere Attilio Terragni si occupa della struttura portante, mentre il fratello Giuseppe si applica alla definizione degli elementi architettonici, in particolare di tutti gli interni e di tutte le finiture esterne, in marmi provenienti dal Carso, con intenti simbolici.
L'edificio realizzato è un'alta torre, innalzata su un possente basamento a contrafforti, dentro cui è contenuta la cripta; verso la base della torre salgono due scalinate che approdano al sacrario dove è posto il grande monolito con incisi i nomi dei 650 caduti comaschi; nei due montanti laterali sono le scale e l'ascensore che permettono di salire al tetto.
Il monumento risulta così una sorta di grande scultura architettonica astratta, la cui funzionalità è a un tempo segnaletica e simbolica.

Disegno originale di Antonio Sant’EliaRielaborazione del disegno di Sant’Elia da parte di Enrico Prampolini

progetto alternativo del gruppo Giussani-Mantero-Ponci-TerragniLe strutture di fondazione del monumento

Il trasporto del monolito in granito d’Alzo su cui incidere i nomi dei caduti.Il monumento durante l’inaugurazione, il 4 novembre 1933.

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