XXCO_099: Una casa dei lavoratori trasformata

 XXCO_099: Casa fascista dei Lavoratori dell'Industria, ora Azienda di Tutela della Salute dell'Insubria a Como

Il caso dell'edificio di oggi è del tutto particolare. È stato trasformato, come gli altri dei giorni scorsi, e in un certo senso anche tradito, per di più da uno dei suoi progettisti originari, per di più da uno dei maestri riconosciuti della modernità lariana.

Una simile vicenda evidentemente non può essere sottovalutata: un edificio che faceva della coincidenza tra forma e funzione uno dei suoi cardini venne, a distanza di pochissimi anni dalla sua realizzazione, completamente riconfigurato sia per l'uno che per l'altro aspetto. E ciò ebbe come effetto quello di un evidente mutamento della sua immagine. È nota, tra chi si è occupato di architettura comasca moderna, la battuta di un docente straniero che, vedendo l'edificio dopo le trasformazioni, esclamò: "Gli hanno messo un sombrero!".

Fabio Cani

 

Casa fascista dei Lavoratori dell'Industria, poi sede Inam, ASL, ora Azienda di Tutela della Salute dell'Insubria

Cesare Cattaneo, architetto, Pietro Lingeri, architetto, Luigi Origoni, ingegnere - strutture: Renato Uslenghi, ingegnere

1936-1942, 1960-1962

Como, via Pessina 6

Stato: visibile - parz. visitabile - trasformata

 

Dopo la promulgazione da parte del regime fascista delle leggi corporative del 1934, si rende in qualche modo necessario realizzare nelle principali città una sede per le varie organizzazione di assistenza dei lavoratori. A Como il Comune rende disponibile un terreno, contiguo alla Casa del Fascio, nel gennaio 1936 e all'inizio del 1938, dopo una serie di valutazioni che fanno lievitare esigenze e costi, per tale area viene bandito un concorso per la progettazione del nuovo edificio.

Alla competizione sono presentati 16 progetti; nel settembre 1938 viene proclamato vincitore l'elaborato contraddistinto dal motto "Sant'Elia 5", che risulta presentato da un gruppo formato da Cesare Cattaneo, Pietro Lingeri e Luigi Origoni, con la collaborazione di Augusto Magnaghi e Mario Terzaghi. Nei mesi seguenti, nel corso dell'elaborazione del progetto esecutivo, la proposta viene notevolmente modificata, anche recuperando elementi provenienti dall'altro progetto presentato dallo stesso gruppo con il motto "Rodari 3". Alla fine di tale lavoro di elaborazione, l'edificio presenta un impianto ad H, con al centro il grande salone delle riunioni e ai due estremi i due corpi elevati degli uffici. Tutto l'edificio è scandito e fortemente ritmato dalla griglia strutturale.

Così come viene realizzata tra la fine del 1939 e l'inizio del 1942, la Casa fascista dei Lavoratori dell'Industria è forse il più radicale dei progetti razionalisti comaschi, in forte relazione dialettica con la vicina Casa del Fascio di Terragni.
All'inizio degli anni Sessanta si procede, sotto la direzione dell'architetto Lingeri, a una impegnativa ristrutturazione, per rimediare a numerosi problemi di conservazione e per adattare l'edificio alle nuove esigenze di sede di uffici sanitari, dopo che viene dismesso come sede della Camera del Lavoro, subentrata ai sindacati fascisti dopo la Liberazione.
La ristrutturazione ha però notevolmente modificato l'immagine del complesso.

Disegno di progetto per l'elaborato “Sant’Elia 5”   Disegno di progetto per 'elaborato “Rodari 3”

 

Disegno per il progetto esecutivo  Modello dell'edificio nell'elaborazione esecutiva

 

Veduta dell’edificio poco dopo essere stato ultimato  Veduta recente dell'ingresso

 

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