XXCO_098: Un palazzo moderno mancato

 Veduta recente dell'Istituto provinciale di Igiene Sociale da via Cadorna

Continuando nel sondaggio di edifici che hanno alle spalle percorsi "tortuosi", presento oggi un importante palazzo pubblico del capoluogo che avrebbe potuto, anzi che avrebbe dovuto, essere diverso e invece, dopo un concorso che premiò un progetto colto e aggiornato, fu realizzato secondo un modello più anonimo che tradizionalista.

All'epoca, siamo negli anni del Razionalismo emergente, la decisione dell'amministrazione pubblica di azzerare il risultato della competizione fu oggetto di discussioni e polemiche (prese la parola con un articolo assai duro su una rivista nazionale anche Giuseppe Terragni), ma tutto ciò non servì a gran che.

L'importante presidio sanitario andò così a rafforzare la funzionalità di una zona che si voleva destinata a soddisfare fondamentali esigenze della popolazione, ma senza una vera scelta di rinnovamento e modernità.

Fabio Cani

 

Istituto provinciale di Igiene sociale

Ufficio Tecnico Provinciale

1933-1938

Como, via Cadorna 8, via Croce Rossa

Stato: visibile - parz. visitabile - ben conservato

Nel corso del 1933 l'Amministrazione provinciale di Como bandisce un concorso per la progettazione di un edificio da adibire a sede dell'Istituto provinciale di Igiene sociale, in un'area prossima a quella dell'ormai dismesso Ospedale Sant'Anna, ma comunque confermata per i servizi sanitari e sociali (tanto che negli anni immediatamente seguenti vi si insedieranno sia la sede della Croce Rossa che la Casa della Madre e del Bambino dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia).

Sui sette progetti partecipanti (tra cui l'unico noto, oltre al vincitore, è quello presentato dall'ingegnere Adolfo Dell'Acqua) ne vengono scelti tre (di Carlo Origoni, di Piero Della Noce e di Carlo Cantaluppi) che vengono ammessi a un secondo grado di concorso. Al termine della valutazione, viene indicato come vincitore il progetto firmato da Carlo Origoni, dietro a cui stanno il giovane figlio Luigi e l'altrettanto giovane Cesare Cattaneo, entrambi non ancora laureati.
Il progetto prescelto è radicalmente moderno e la pubblica amministrazione, nei mesi seguenti, cerca di smussarne i caratteri più innovativi, chiedendone ripetutamente consistenti modifiche; a tali richieste i giovani ideatori si oppongono, temendo che esse possano snaturare l'edificio. All'inizio del 1935, infine, la Provincia impone ai progettisti di sospendere ogni lavoro e procede alla liquidazione dell'onorario corrispondente, affidando al proprio Ufficio Tecnico l'elaborazione di un nuovo progetto.
L'Istituto di Igiene, finalmente inaugurato il 28 aprile 1938, si presenta come un volume piuttosto massiccio, segnato da membrature in pietra che ne sottolineano alcune ripartizioni e con l'unico elemento saliente del corpo scale sull'angolo, con lunghe finestre verticali.

Adolfo Dell’Acqua, progetto di concorso per la fase di I grado.

Carlo Origoni, Cesare Cattaneo e Luigi Origoni, progetto di concorso per la fase di I grado (fronte)  Carlo Origoni, Cesare Cattaneo e Luigi Origoni, progetto di concorso per la fase di II grado (prospettiva).

Interno dell'edificio realizzato in una fotografia d'epoca  Esterno dell'edificio realizzato in una fotografia d'epoca

 

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