XXCO_096: Un tribunale massiccio

 Palazzo di Giustizia a Como

 

Le due storie che racconto in questa e nella prossima scheda sono emblematiche del percorso non sempre lineare dell'architettura moderna.

Entrambe le storie, una di ambiente laico e l'altra di provenienza religiosa, raccontano del mutare dei gusti, delle esigenze e delle scelte, e quindi della "necessità" di modificare, a distanza di pochi decenni dalla data di inaugurazione, l'aspetto complessivo di grandi edifici. Se si considera anche quello che c'è prima della realizzazione, cioè il tormentato e a volte tortuoso processo dell'ideazione e della progettazione, si può avere un'idea della complessità che sta sempre dietro a opere che, magari viste nello spazio di una rapida visita, ci appaiono banali.

Si aggiunga anche la vicenda, tutt'altro che marginale nella storia dell'architettura contemporanea, della fiducia avventatamente riposta nel cemento "a vista" come materia indistruttibile, quasi "eterna", e forse per questa considerata adatta a tramandare valori ritenuti assoluti: la "giustizia", la "fede". Poi, quando quella materia ha mostrato la corda, non è stato così facile porci rimedio.

Così, succede che un grande edificio pubblico sia oggi molto diverso e quasi irriconoscibile rispetto a quello voluto dai progettisti, che del resto l'avevano consegnato alle sue funzioni con variazioni radicali rispetto ai progetti.
E il gioco di scatole cinesi potrebbe continuare...

Fabio Cani

 

Palazzo di Giustizia

Gian Paolo Allevi, architetto ingegnere, Franco Buzzi, architetto, Armen Manoukian, ingegnere, Gianni Rigoli, architetto

1959-1968, 1994-1995

Como, piazza Vittoria 6

Stato: visibile - parz. visitabile - trasformato

Ubicato sull'area dell'antico convento di San Francesco, il Palazzo di Giustizia viene realizzato a seguito di un concorso del 1959 che premia due gruppi di progettisti: uno formato da Gian Paolo Allevi, Silvio Longhi, Armen Manoukian e Ico Parisi e l'altro da Franco Buzzi e Gianni Rigoli. I due gruppi vengono poi invitati a fondersi e l'edificio finale viene firmato solo da parte dei componenti originari.

Ridotto di estensione in corso d'opera, il Palazzo di Giustizia inaugurato nell'ottobre 1968 è un edificio austero, quasi arcigno, con un rilevato basamento "a contrafforti" e un corpo sopraelevato di quattro piani con finestre a filo delle pareti lasciate in cemento a vista.

A metà anni Novanta è stato ampliato di due piani e completamente riconfigurato, nascondendo il cemento dietro una finitura in lastre di pietra ai piani bassi e intonaco civile a quelli superiori.

 

Progetto del gruppo Allevi- Longhi-Manoukian-Parisi, con lo scultore Francesco Somaini e il pittore Mario Radice.  Veduta del Palazzo di Giustizia alla fine del 1968, poco dopo l’inaugurazione.

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