XXCO_071: un piccolo quartiere per i dipendenti

 

XXCO: l'architettura del territorio comasco durante il XX secolo

Un possibile passaggio dalle architetture industriali a quelle residenziale sta nei "villaggi operai", ovvero in quelle realizzazioni che alcuni imprenditori vollero per migliorare le condizioni di vita (e le capacità di produzione) delle proprie maestranze. La provincia di Como non annovera esempi in grado di reggere il confronto con quelli, ormai resi famosi dal turismo culturale, di Crespi d'Adda o di Schio; ciò nonostante, non sono pochi gli esempi che sarebbero degni di essere approfonditi, e su cui però – bisogna ammetterlo – siamo ancora troppo male informati. Bisogna poi aggiungere che molta parte delle "residenze popolari" del primo dopoguerra ricade sotto questa categoria di welfare aziendale, grazie ai virtuosi meccanismi dei piani INA-Casa. Ci si dovrà tornare, necessariamente. Del resto, questo viaggio un po' tortuoso alla scoperta delle architetture del Novecento comasco, è – anche per me – una autentica ricerca.
Intanto, come assaggio di questo discorso, vi propongo un esempio urbano tra i più interessanti, legato a una delle principali aziende tessili comasche, che vi ho presentato nei giorni scorsi nonostante sia stata demolita. Il fatto che l'unica eredità tuttora presente di quell'industria sia costituita dalle "sue" residenze operaie è forse degno di essere meditato.

Fabio Cani

 

Edifici per residenze operaie e negozi

Adolfo Dell'Acqua, ingegnere, Francesco Cappi, ingegnere

1929-1936

Como, via Anzani 35, via Palestro 3-5

Stato: visibili - parzialmente trasformati


Nel corso degli anni Venti, la Tintoria Pessina avvia un programma di residenze per le proprie maestranze. Poco lontano dallo stabilimento, appena al di là del Cosia, una prima villetta per impiegati viene realizzata su progetto del capomastro Enrico Bernasconi nel 1924 (ampliata nel 1929); subito dopo si progetta per i terreni attigui un più impegnativo quartiere il cui disegno viene affidato all'ing. Adolfo Dell'Acqua. La nuova casa Pessina viene edificata nel corso del 1929 e in essa, che è una delle sue prime opere, Dell'Acqua mostra di essere pienamente aggiornato sugli esempi stranieri di edilizia residenziale popolare, in particolare sulle esperienze che in Germania (a Francoforte,
per esempio, per opera di Hannes Meyer) e in Svizzera si andavano compiendo.

Vedute del primo lotto della seconda casa appena ultimata

La struttura è in muratura tradizionale e di grande semplicità; ad ogni piano quattro appartamenti, serviti da una scala centrale e affacciati su due lati, al piano terra piccoli negozi.
L'apparato decorativo è ridotto al minimo. Nello stesso 1929 viene avviata la realizzazione di un secondo stabile, più grande, basato sullo stesso lessico, ispirato al razionalismo nordico. Il complesso incontra però la resistenza degli organi comunali che lo giudicano troppo austero, chiedendo l'introduzione di qualche partito decorativo. Il nuovo edificio è poi ampliato nel 1936 con un secondo lotto firmato dall'ing. Francesco Cappi, fedele al disegno originale di Dell'Acqua, ma non viene mai completato secondo le ampie proporzioni originarie.

Nel corso dei decenni successivi, i due edifici sono stati parzialmente modificati, soprattutto nei caratteri architettonici (come i balconi originariamente chiusi e oggi aperti da ringhiere).

 Veduta della prima casa Pessina appena ultimata Modello della seconda casa Pessina

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