XXCO_066: una tintoria razionale

 

XXCO: l'architettura nel territorio comasco durante il XX secolo

Tra i tanti temi negletti del Novecento comasco c'è quello dell'architettura industriale. Suona un po' come un paradosso, visto che lo sviluppo industriale del XX secolo è rappresentato come una sorta di epopea, fino al trionfo finale di "Como città della seta" oppure di "Como capitale mondiale della seta". Ciononostante, sembra quasi che tale travolgente storia di successi (ma, poi, di disastri) si sia svolta nel vuoto. Viceversa, la realizzazione di architetture per la produzione è uno dei grandi capitoli della conquista della modernità. Sebbene poco noti, gli edifici industriali di Como e del suo territorio sono estremamente interessanti e, in qualche caso, rappresentano dei veri e propri capolavori: certo, capolavori con le mani sporche, a volte usurati dalle esigenze del lavoro, ma tuttavia testimoni di primo piano di vicende che hanno fatto la storia di questa provincia.
Per affrontare questo fondamentale tema, mi concedo una delle "eccezioni" già annunciate. La scheda di oggi è infatti relativa a un edificio distrutto, e persino la sua distruzione fu un'epopea: demolito pezzo a pezzo, come al rallentatore per la tenace resistenza che opponeva. Richiamarlo alla memoria non dovrebbe essere difficile, poiché era, nel panorama urbano del capoluogo, un punto nodale. Così come lo era stato nella storia dell'architettura moderna italiana, salutato al suo apparire come la prova evidente che la razionalità negli edifici aveva un futuro.

 

Tintoria Pessina

Adolfo Dell'Acqua, ingegnere

1929-1931

Como, via Ambrosoli, via Carloni

Stato: distrutta


Tra i primi edifici del territorio comasco ad adottare un linguaggio compiutamente razionalista, l'edificio multipiano della Tintoria Pessina e la centrale termica, collocata al di là della via Carloni, costituiscono l'ampliamento di un complesso industriale fondato all'inizio del Novecento a lato del Cosia e progettato dall'ing. Luigi Catelli.
L'intervento, condotto dall'ing. Dell'Acqua tra la fine degli anni Venti e l'inizio dei Trenta, si compone di un corpo a sei piani, su una planimetria a T irregolare, con una sorta di torre all'estremità meridionale, e di una centrale formata da due ampi parallelepipedi, collegati alla fabbrica da un passaggio sopraelevato in ferro e vetro. La struttura è realizzata in cemento armato, in modo da garantire gli ampi spazi liberi in cui sono collocati i lunghi tavoli per la stampa a quadri. Dal punto di vista dell'immagine esterna, grande rilievo assumono le ampie finestrature che, nella successione dei piani, passano da aperture sagomate a luci rettangolari per terminare, nei due piani di coronamento, con lunghi allineamenti a nastro.

Veduta d'epoca dell'intero complesso L’interno dei saloni con i lunghi tavoli da stampa

Particolarmente potente è l'articolazione dei volumi nel cortile che per la sua forma irregolare acquista dinamicità, così come quella della centrale termica, a cui il trattamento ancora più essenziale delle facciate guadagna un'aura futurista, particolarmente enfatizzata nelle fotografie ripetutamente diffuse a livello nazionale e internazionale.
Chiusi definitivamente i battenti dell'azienda nel 1986, per gli edifici furono più volte proposti utilizzi pubblici che ne salvaguardassero la conservazione, ma senza alcun risultato. A metà degli anni Novanta tutti i corpi di fabbrica vennero demoliti e sostituiti con nuova edilizia residenziale e commerciale.

Veduta del complesso nel 1980, poco prima della chiusura dell’attività Il corpo multipiano durante la demolizione

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