XXCO_054: tre case per artisti

 

XXCO: l'architettura nel territorio comasco durante il XX secolo

Ancora un complesso che trae la sua ragion d'essere dal lago, e dallo straordinario interesse che ha sempre suscitato. Le tre case per artisti sono un passaggio importante per la cultura architettonica locale, proprio per il delicato equilibrio tra l'inserimento in un contesto territoriale unico e il rapporto con la cultura architettonica del moderno.

 

Case per artisti

Pietro Lingeri, architetto - restauro: Andrea Canziani, architetto, Rebecca Fant, architetta

1937-1940, 2005-2010

Tremezzina, Isola Comacina

Stato: visibili dal lago - visitabili - ben conservate


Le case per artisti sull'Isola Comacina costituiscono l'ultimo capitolo di una complessa vicenda che ha origine nella donazione dell'isola al re del Belgio nel 1917; questi decise a sua volta nel 1919 di donarla alla milanese Accademia di Brera con l'intento di farne un polo delle relazioni culturali e artistiche tra i due paesi. Nel corso degli anni Venti venne quindi bandito un concorso per la realizzazione dell'insieme di edifici necessari allo scopo, poi – dopo l'esito deludente della competizione – l'incarico venne affidato nel 1926 a un gruppo composto dagli architetti Gaetano Moretti e Federico Frigerio, cui fu poi associato il giovane Luigi Maria Caneva. Difficoltà varie ritardarono a lungo la concretizzazione delle proposte, finché nella seconda metà degli anni Trenta si procedette alla realizzazione delle sole casette per artisti, pensate come "foresterie" per il lavoro in residenza, durante l'estate, di artisti italiani e belgi, secondo il modello già a lungo sperimentato per tutto l'Ottocento da varie accademie.
L'incarico venne affidato, senza concorso, a Pietro Lingeri, dopo che il gruppo di architetti, ingegneri e artisti del Razionalismo comasco (di cui anche lui faceva parte) si era prodotto in occasione della Triennale di Milano del 1933 nell'ideazione di una casa per artista pensata proprio in riferimento all'Isola Comacina.
Lingeri, da parte sua, affrontò l'incarico senza tenere in alcun conto le precedenti proposte e prove, ispirandosi invece all'opera di Le Corbusier. I suoi primi bozzetti sono una copia quasi identica del progetto lecorbusiano per la villa Errazuriz in Cile; in seguito, pur mantenendo l'ispirazione al maestro svizzero-francese, adottò un modello più neutro, con riferimenti anche all'architettura locale.

Gli edifici sono tre, tutti elaborati sullo stesso modello di base, ma con continue variazioni. L'estrema semplicità strutturale ne ha permesso la realizzazione con muratura tradizionale, in pietra locale, ed elementi lignei. Nel contesto di queste scelte di continuità con la natura e l'ambiente circostanti, si inseriscono le caratteristiche di modernità, evidente sia nell'articolazione volumetrica complessiva, sia nell'impaginazione delle pareti (con tagli orizzontali e verticali insistiti), sia nell'uso di particolari materiali (come il vetrocemento). Nella spartana organizzazione degli interni, che forse è l'unico esperimento locale di realizzazione dell'existenzminimum caldeggiato dai teorici del Razionalismo tedesco, si alternano elementi tradizionali come il soppalco in legno ed elementi moderni come i minuscoli servizi igienici.

Dopo un lungo periodo di abbandono, il recente restauro ha recuperato per quanto possibile la situazione originaria, riaffermando anche l'utilizzo artistico previsto inizialmente per le case. In particolare, oltre al risanamento delle murature e delle coperture, sono state ripristinate le cromie originali e la funzionalità del sistema di infissi.
Le tre case per artisti dell'Isola Comacina, oggi nuovamente fruibili, rappresentano un caposaldo non marginale della ricerca architettonica del Razionalismo maturo, in equilibrio tra riferimenti internazionali e recupero della cultura edilizia locale, tra tradizione e modernità, tra citazioni minimaliste e atmosfere lariane; non è privo di interesse notare che, nonostante le ridottissime variazioni da una casa all'altra, quella dall'aspetto più "locale" è proprio quella destinata a residenza dell'artista dall'Italia.

 Il portico della casa C dopo il restauro      L’interno della casa B dopo il restauro

Veduta d'epoca della casa

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