XXCO_051: una biblioteca nel centro

 

XXCO: l'architettura nel territorio comasco durante il XX secolo

Nell'ampio programma di rinnovamento dei servizi del capoluogo, condotto tra anni Sessanta e Settanta, il caso della Biblioteca comunale è piuttosto particolare, vuoi per la sua precocità, vuoi – soprattutto – per l'operazione di sostituzione di un pezzo importante del tessuto storico della città murata. Al di là dei problemi urbanistici e storici che tale azione solleva, l'esito dal punto di vista architettonico e socio-culturale è di grande interesse.

Fabio Cani

 

Biblioteca comunale 

Camillo Gubitosi, architetto, Rosalba La Creta, architetta, Mario Ragozino, architetto, Mario Valli, ingegnere - direzione lavori

1961-1970

Como, piazzetta Lucati, via Volta, via Indipendenza

Stato: visibile - visitabile - parzialmente modificata


Per la nuova sede della Biblioteca comunale di Como venne bandito nel 1961 un concorso nazionale che prevedeva l'uso dell'area dell'antico palazzo Odescalchi. Della casa natale del pontefice Innocenzo XI si chiedeva il mantenimento
soltanto della porzione più antica, con resti tardomedioevali, consentendo la demolizione delle altri parti, cinque, sei e settecentesche.

Il progetto vincitore, di un gruppo napoletano, si atteneva a queste indicazioni e distingueva quindi due aree nel grande edificio: una ricavata dall'edificio antico con sale più piccole e di consultazione, e un corpo nuovo con l'atrio, le grandi sale dei cataloghi e di lettura e altri uffici. La parte moderna è caratterizzata da una vetrata continua a tutta altezza al primo piano; al suo interno sono stati rimontati alcuni reperti provenienti dal palazzo demolito.
Durante la costruzione il progetto originario venne ampiamente rielaborato.

 Veduta dell’edificio appena ultimato in una fotografia Verga

La fronte su via Volta dal progetto di massima

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