XXCO_036: un palazzo per la cultura

 

XXCO: l'architettura nel territorio comasco durante il XX secolo

Basta attraversare il viale volgendo le spalle all'edificio presentato nella scheda di ieri, per ritrovarsi all'inizio del secolo, con una sequenza di edifici dalle diverse funzioni fra cui spicca il grande palazzo modernista della maggiore istituzione culturale cittadina di inizio Novecento, nata dall'iniziativa delle classi agiate per cercare di affrontare i problemi dei ceti popolari.

Fabio Cani

 

Istituto Giosue Carducci

Cesare Mazzocchi, architetto, Luigi Catelli, ingegnere

1909-1910, 1920

Como, viale Cavallotti 7

Stato: visibile - visitabile - ben conservato


L'associazione Pro Coltura Popolare, nata nell'agosto 1903 da un gruppo di imprenditori attenti alle problematiche sociali della classe operaia comasca, si dotò, alla fine del primo decennio del Novecento, di una propria sede dove sviluppare le numerose attività, e soprattutto i corsi professionali. L'impulso venne in primo luogo dall'industriale tessile ing. Enrico Musa, che infatti scelse come progettista l'architetto milanese Cesare Mazzocchi, autore pochi anni prima della villa Musa in Borgo Vico e collaboratore della "sorella" Società Umanitaria di Milano.

Particolare, con il busto di Carducci scolpito da Pietro Clerici Disegno di progetto della facciata dell’architetto Cesare Mazzocchi, 1909.

Nell'edificio della Pro Coltura, inaugurato il 20 settembre 1910 e che da allora assunse il nome di Istituto Giosue Carducci, Mazzocchi adottò un lessico di derivazione modernista, con fantasiose rielaborazioni dell'architettura classica (soprattutto nell'ordinamento di lesene con basi e capitelli di inedito disegno). L'edificio è basato su una attenta ricerca funzionale (che si era dovuta confrontare con un lotto di forma assai particolare, a triangolo acuto), con un grande salone e gli uffici a piano terra, biblioteca e aule ai piani superiori; proprio nella punta dello spigolo venne collocato lo scalone. La struttura venne realizzata in cemento armato dalla ditta specializzata torinese Porcheddu, con la direzione lavori dell'ingegnere comasco Luigi Catelli.

Alla fine del secondo decennio del secolo, l'edificio venne ampliato – sempre con la collaborazione di Luigi Catelli – con una nuova ala verso sud; qui, in un grande salone al primo piano decorato dal pittore Achille Zambelli, trovò collocazione il museo itinerante Casartelli. In questa seconda fase vennero adottati elementi maggiormente ispirati al classicismo.

 Veduta complessiva delle due ali dell’edificio in una fotografia Brunner del 1920 ca.

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