XXCO_032: una vecchia residenza per il nuovo quartiere

 

XXCO: l'architettura nel territorio comasco durante il XX secolo

La "zona a lago" a fianco della foce del Cosia nel Lario è una delle aree cittadine che hanno maggiormente attirato l'attenzione, poiché è stata genericamente definita come "quartiere razionalista". In realtà, la sua storia è assai più complessa, inizia ben prima del Razionalismo e continua anche dopo. Non è fuori luogo, quindi, tornare ad analizzare le diverse architetture presenti, senza troppe preclusioni.

Fabio Cani

 

Edificio per residenze e uffici "Novocomum" 

Giacomo Caranchini, architetto

1925-1926

Como, viale Fratelli Rosselli 12

Stato: visibile - ben conservato - parzialmente modificato


Nelle intenzioni originarie della società immobiliare Novocomum, di proprietà dell'imprenditore edile Elio Peduzzi di Olgiate Comasco, il Pra' Pasquée avrebbe dovuto essere edificato con un quartiere residenziale intensivo, secondo un progetto chiaramente ispirato ai modelli della metropoli milanese.

Per il disegno complessivo si misero all'opera alcuni architetti attivi a Como, tra cui Federico Frigerio; alla fine, si preferì il progetto di Giacomo Caranchini, di forme eclettiche, che riprendeva – appunto – forme e articolazioni presenti a Milano, tra cui l'arretramento della fronte principale dal limite del lotto, con la formazione di una sorta di boulevard con un "controviale" (esempio quasi unico a Como). L'ambizioso progetto venne però fermato dal Comune di Como, che preferì destinare il Pra' Pasquée a impianti pubblici e sportivi, e procedette quindi al riacquisto dell'area. L'edificio nel frattempo edificato su progetto di Caranchini rimase quindi l'unico, occupando metà del lotto di terreno disponibile all'edificazione.

Realizzato in forme neomanieriste, con profusione di decorazioni in stile (particolarmente enfatizzati risultano gli angoli stondati con ampie trifore e l'aggetto al centro della lunga facciata, a sottolineare l'ingresso principale).
Di concezione moderna era l'attico, arretrato rispetto al filo della facciata, poi sacrificato dal sopralzo di due piani eseguito nel secondo dopoguerra. Al piano terra, sugli angoli, gli ingressi servivano ampi spazi destinati a uffici di importanti aziende.

L'edificio venne probabilmente ultimato nel corso del 1926, poco prima del compimento del vicino stadio.

 

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