XXCO_017: Villa Zucchi

 

XXCO: l'architettura nel comasco durante il XX secolo. Villa Zucchi di Como

Il fenomeno delle ville costruite in vicinanza del lago non è certo limitato alle epoche "storiche", anzi: una volta scoperto il gioco della villeggiatura, il Lario non l'ha mai abbandonato e il fascino del lago ha ispirato tanto i progettisti neoclassici, quanto quelli eclettici, razionalisti e contemporanei. Un po' meno imponente dal punto di vista quantitativo è il fenomeno delle ville "urbane" moderne sul lago, non foss'altro che per il poco spazio rimasto a disposizione. Tra queste ultime, un ruolo significativo è rivestito dalla villa Zucchi, uno dei lavori più interessanti degli anni immediatamente seguenti alla seconda guerra mondiale.

Fabio Cani


Villa Zucchi

Luigi Zuccoli, architetto

1949-1950

Como, viale Geno 6a

Stato: visibile - ben conservata


Edificata per la famiglia Zucchi tra 1949 e 1950, la villa in riva al lago, all'inizio di viale Geno, è forse la prima opera importante dell'architettura comasca dopo la fine della seconda guerra mondiale. In essa, Luigi Zuccoli, formatosi all'interno dello studio Terragni e laureato in architettura dopo la guerra, elaborò con rigore la lezione del Movimento moderno: il volume squadrato, la maglia strutturale modulare, il tetto piano, le pareti "svuotate" da finestre ampie e ravvicinate riprendono, modulandoli con la propria sensibilità, elementi presenti in molte opere dei "maestri", da Giuseppe Terragni a Le Corbusier. Come già in altre opere del razionalismo comasco, l'intenzione di legare la modernità alla tradizione edilizia locale suggerisce l'uso di molti materiali: cemento, ferro, vetro, ma anche lastre di marmo e sasso di Moltrasio.

 

Inserita nella serie di ville isolate che dalla piazza della funicolare conduce fino alla punta di Geno (e poi prosegue, ma senza più collegamento stradale, sulla sponda del lago), villa Zucchi propone un nuovo modello rispetto alle ville storiche e storicistiche, basato su un più ampio rapporto dentro-fuori, nel contesto del paesaggio. Attentamente elaborati erano anche gli interni dove alcune esigenze "borghesi" si coniugavano con le proposte più moderne dell'"open space" grazie a dislivelli e articolazioni delle pareti; all'origine l'elegante arredamento era stato curato da Ico Parisi, con l'integrazione di alcune opere d'arte di rilevante importanza, tra cui un mosaico di Massimo Campigli, un dettaglio del quale era esposto all'esterno.

  

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