XXCO_013: Villa Bernasconi

 

XXCO: l'architettura a Como durante il XX secolo

Se complessivamente il territorio lariano è carente di edifici modernisti, ciò non significa che manchino esempi esemplati sui modelli più aggiornati, dell'Italia e dell'Europa. Del resto, in un territorio che già all'inizio del secolo si sentiva votato alla moda, non deve stupire appunto che un industriale si facesse costruire una villa floreale di grande ricchezza ed eleganza. Inevitabilmente, fu una specie di apoteosi del baco e della sua seta.

Fabio Cani


Villa Bernasconi

Alfredo Campanini, architetto; restauro: Corrado Tagliabue, architetto

1905

Cernobbio, via Regina 7

Stato: visibile - visitabile - ben conservata

Villa Bernasconi costituisce probabilmente l’esempio più completo, sicuramente il più famoso, di architettura art nouveau in territorio comasco. Di questo indirizzo culturale presenta al più alto grado lo sforzo di rinnovamento del linguaggio decorativo e soprattutto l’integrazione tra le diverse arti, così come evidenzia anche la resistenza tipica dello stile floreale italiano (solitamente definito liberty) all’abbandono delle tipologie edilizie tradizionali.

La villa, realizzata per l’industriale serico Davide Bernasconi e edificata in margine al grande insediamento industriale di sua proprietà entro il 1905, risponde in effetti al modello del villino isolato con torretta, già ampiamente diffuso nei decenni precedenti. Il progettista, l’architetto milanese Alfredo Campanini, vi profuse però una tale quantità di eleganti e aggiornate decorazioni da trasfigurare radicalmente i volumi di base.
Di particolare interesse sono le decorazioni plastiche in conglomerato cementizio che mettono al centro, quasi si trattasse di un emblema nobiliare parlante, i bachi da seta e le farfalle; a queste si aggiungono le fasce di piastrelle policrome, anch’esse con motivi di fiori e farfalle, le vetrate multicolori, le inferriate – di nuovo con inserti di foglie – che articolano quasi ogni apertura e sporgenza.

Veduta complessiva della villa in tempi recenti Particolare della decorazione esterna

Della nutrita schiera di collaboratori artigianali, con certezza magistralmente diretti dall’architetto, si conosce solo l’autore dei lavori in ferro battuto, opera di Ernesto Mazzucotelli, fabbro artista di importanza fondamentale per il liberty milanese, che a Cernobbio diede una delle sue prove migliori, con una straordinaria fusione tra flessuosi motivi astratti e depurati inserti naturalistici.
Anche all’interno, i locali si caratterizzano per le decorazioni (soffitti e pareti spesso dipinte), per i raffinati dettagli (gli infissi lignei sagomati, porte, maniglie metalliche) e per la modulazione spaziale (con pareti curve e disposizione asimmetrica degli elementi distributivi). Tra i diversi ambienti spicca il volume della scala, che si prolunga nella torretta.

La villa, dopo qualche decennio di usi impropri (è stata anche a lungo sede della Guardia di Finanza), è stata acquistata nel 1989 dal Comune di Cernobbio, che l’ha parzialmente utilizzata con svariate funzioni fino alla decisione di procedere a un attento recupero e restauro (iniziato nel 2005, secondo il progetto di Corrado Tagliabue) con destinazione culturale.

 Planimetria del piano rialzato

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