XXCO_001: Quartiere Francesco Viganò

 

XXCO: l'architettura a Como nel XX secolo. Il Quartiere Francesco Viganò

Ingiustamente poco indagata, la tipologia delle "case popolari", o anche delle "residenze operaie", ha dato un grande contributo al panorama contemporaneo di Como e della provincia.

Tra gli innumerevoli esempi presenti sul territorio, abbiamo scelto per iniziare uno dei più precoci, e certo uno di quelli con una più alta consapevolezza di sé e della sua importanza politica; altri ne seguiranno, anche fuori.

Fabio Cani

 

Quartiere Francesco Viganò

Gandino Majsetti, architetto

Luigi Catelli, ingegnere

1902-1903

Como, via F. Viganò

Stato: visibile - spazi esterni visitabili - parzialmente trasformato


La società Cooperativa Edificatrice venne costituita il 18 agosto 1901, con la partecipazione di 184 soci e un capitale complessivo di 74.500 lire (pari a 745 azioni), grazie all'azione instancabile di promozione svolta da un gruppo di persone al cui centro era Aristide Bari.

Tra i primi atti della cooperativa vi fu l'acquisto di uno stabile nel centro di Como, all'angolo tra le vie Diaz (allora via Unione, in onore dell'unificazione delle associazioni operaie) e Cinque giornate, e l'adozione di un progetto per la costruzione di un nuovo quartiere di residenze per operai. Per tale realizzazione si acquistò un terreno collocato tra il Fiume Aperto e la strada Napoleona, in un'area già fortemente insediata di stabilimenti tessili. Con una scelta di straordinaria modernità, l'Edificatrice decise di bandire il 20 marzo 1902 un concorso nazionale. Purtroppo di tale competizione si sa molto poco: oltre alla composizione della giuria, sappiamo che vi parteciparono 13 progetti, tutti esposti in una mostra nel salone del Broletto; alla fine la giuria assegnò il primo premio a Gandino Majsetti di Lodi e il secondo a Cesare Mazzocchi di Milano; degli altri undici partecipanti al concorso si ignora persino il nome.

Gandino Majsetti, progetto per il primo quartiere della Cooperativa Edificatrice, riproduzione fotografica d’epoca, 1902

Il progetto vincitore venne comunque sottoposto ad attenta revisione e adattamento da parte dell'ingegnere Luigi Catelli: si compone di cinque edifici multipiano, di non enormi dimensioni, distribuiti intorno a una corte alberata, cui sono stati affiancati in seguito due edifici più bassi, lungo la via principale, per i negozi e i servizi comuni e un ulteriore corpo arretrato per il lavatoio collettivo. Il linguaggio architettonico adottato è austero, ma non privo di eleganza: le fronti degli edifici sono vivacizzate da leggeri aggetti, da una colonna centrale di balconi coperti e da sobrie membrature architettoniche che scongiurano una percezione indistinta. I lavori di edificazione, sotto la direzione dell'ingegner Catelli, procedettero piuttosto speditamente e già col 29 marzo 1903 una prima parte del quartiere, naturalmente intitolato al pioniere della cooperazione Francesco Viganò, era resa abitabile.

Da allora le case sono state conservate con cura e attenzione continua dalla cooperativa Edificatrice, fatti salvi gli indispensabili adeguamenti tecnici e le ristrutturazioni interne necessarie per le mutate esigenze delle famiglie residenti. La principale modifica è relativa alla saldatura delle due coppie di edifici disposti sui lati lunghi della corte.

Planimetria generale del quartiere e dettagli degli edifici, nella revisione dell’ing. Luigi Catelli. 

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