XXCO_000: l'Esposizione Voltiana

 

XXCO: l'architettura a Como nel XX secolo. L'Esposizione Voltiana


Esposizione Voltiana

Eugenio Linati, ingegnere

1897 - 1899

Como, area Campo Garibaldi

Stato: distrutta


Alla fine del XIX secolo, la città di Como pensò di celebrare il centenario dell'invenzione della pila e il suo ideatore Alessandro Volta con una grande esposizione, in linea con quelle che, ormai da qualche decennio, si tenevano nelle maggiori città d'Europa.

Fin dal 1896 si mise mano alla progettazione dei padiglioni, per i quali dopo una fase di studio (che comprende anche una proposta messa a punto dall'architetto milanese Luigi Broggi e dall'ingegnere comasco Enrico Rossetti) si affidò l'incarico all'ingegnere comasco Eugenio Linati, che venne designato anche a presidente della commissione tecnica dell'esposizione. Il progetto si componeva di un articolato sistema di padiglioni tutti collegati e introdotti da una monumentale fronte rivolta alla città, che fonde irrituali citazioni dello stile impero con due grandi torri in forma di "pila voltiana" agli estremi (in una di queste era collocata una delle principali attrazioni dell'esposizione: un ascensore che conduceva alla terrazza da cui si godeva un panorama mozzafiato).

Una delle torri in costruzione, fotografia di Giulio Galli, 1899. Eugenio Linati, prospettiva dell’ingresso del secondo allestimento dell’Esposizione Voltiana, riproduzione fotografica d’epoca, 1899.

Era il trionfo della scenografia elevata a scala urbana o – come fece rilevare qualche critico più caustico degli altri – l'epifania di un gigantesco soprammobile. Ma era anche la rottura dello schema compassato del "decoro" ancora debitore delle regole accademiche, e come tale una rivendicazione di modernità. L'Esposizione Voltiana rendeva evidente questo anelito di rinnovamento senza rinnegare la storia: nei padiglioni convivevano le invenzioni moderne con le opere d'arte del passato, l'esibizione del lavoro industriale con le estese decorazioni, realizzate secondo l'ideazione dello scultore Enrico Rusconi. Se da un lato era il trionfo dell'effimero e della fantasia, dall'altro era un esempio alto di funzionalità promozionale, che fa perno – allora come oggi – sullo stupore popolare. Sarebbe difficile trovare un simbolo più appropriato l'incipiente modernità cittadina.

L'8 luglio 1899 un furioso incendio (forse provocato, per ironia della sorte, da un corto circuito elettrico) distrusse quasi del tutto i padiglioni provocando la quasi totale perdita dei cimeli voltiani esposti e risparmiando fortunosamente solo il settore delle opere d'arte antiche. La ricostruzione venne nuovamente affidata all'ing. Linati che in questo caso rinunciò all'idea forte del primo allestimento, quella del padiglione unico, che aveva facilitato l'opera distruttrice del fuoco, mantenendo invece il riferimento libero allo stile impero; i nuovi padiglioni furono inaugurati il 20 agosto 1899.

Veduta generale del primo allestimento dell’Esposizione Voltiana, xilografia, 1899.

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