Riforme. Riformare o sprecare?

 

Con un decreto, il Governo vuole smantellare le Camere di Commercio

 

La Camera di Commercio di Como protesta. Sotto le finestre della Prefettura la quasi totalità dei dipendenti dimostra la contrarietà verso una riforma che non riordina, ma elimina.

Non si tratta di dissenso per un ritocco al salario bensì di una contrapposizione netta al tentativo di rivoluzione che diversi governi vorrebbero compiere in modo netto, secco, incomprensibile.

O meglio, si comprende benissimo che il riordino delle funzioni e dei finanziamenti delle Camere di Commercio si attui – secondo le diverse bozze circolate in questi mesi – in riduzione delle funzioni e conseguente taglio del personale: dal 15 al 25 percento in meno!

Risparmiare, ottimizzare, ridisegnare i servizi, semplificare la burocrazia (parola ormai solo negativa) più che principi sembrano slogan (polverosi) inefficaci. Modi di dire e non pensieri veri ed opportuni. Come spesso succede in Italia (vedi riforma delle Province) si parte dalla fine (riducendo le entrate e gli addetti) invece che iniziare dall’esame attento delle funzioni, dei ruoli, delle responsabilità che i diversi Enti hanno.

Lo Stato centralistico è un principio che alletta anzi attrae molto lasciando credere che ogni miglioramento della funzione pubblica debba passare senza filtri. Accorpati dunque i Comuni, ridotte le Province, riunite le Camere di Commercio eccetera eccetera… che cosa resterà?

Lo Stato centrale (lontano e irraggiungibile); le Regioni che dovrebbero occuparsi di politica e amministrazione, ma senza vera autonomia e con scarso coordinamento tra le diverse e differenti realtà (politiche, sociali, economiche e persino di mentalità).

Infine, ai cittadini poco abituati alla politica e vittime delle complicazioni burocratiche non par vero di accettare (finalmente!) i tagli alla spesa pubblica come l’unica medicina per il malessere ovvero dissesto dello Stato.

Ecco che la protesta dei lavoratori e delle lavoratrici della Camera di Commercio di Como va letta come una presa di coscienza del disastro istituzionale al quale, allegramente, sembriamo indirizzati.

Che cosa succederà se la riforma delle Camere sarà attuata così come si sta delineando?

Risposta dei lavoratori: con un danno alle imprese che non avranno più un Ente intermedio di riferimento e proprio in un periodo storico ed economico di crisi, in cui – invece – sarebbe più utile potenziare le iniziative a supporto del mondo del lavoro.

Ridurre il ruolo delle Camere di Commercio a enti burocratici (per certificati e bandi…) significa voler cancellare il lavoro svolto da personale competente e con esperienza pluridecennale. Così ridotte, la Camere non saranno più in grado di offrire servizi moderni alle aziende italiane.

Invece, la linea di riforma della pubblica amministrazione dovrebbe considerare un diverso impegno delle Camere nell’ambito dell’innovazione, dei servizi alle imprese, della continua formazione dei dipendenti.

Non ridurre, ma rafforzare il ruolo fin qui svolto per far ripartire il sistema imprenditoriale italiano con servizi innovativi, sempre adattati alle trasformazione e alle richieste delle imprese.

La richiesta – espressa con determinazione davanti alla Prefettura di Como e portata anche al rappresentante del Prefetto – e di “modificare il decreto di riforma che passerà in Consiglio dei Ministri, focalizzando su innovazione, ampliamento di servizi, mantenimento del personale e delle sedi territoriali”.

Tale richiesta è – nei fatti – sostenuta anche dalle aziende che non vogliono Enti burocratici, ma uffici pubblici che migliorino l’offerta di servizi.

Forse è opportuno ricordare che, con la riforma, molti servizi non sarebbero più forniti alle imprese. Alcuni esempi: cesserebbero contributi e finanziamenti per fiere o eventi per il sistema turistico locale o per la promozione dei prodotti tipici; verrebbe a mancare il sostegno all’internazionalizzazione; non ci sarebbe più il supporto alle Pmi per l’accesso al credito, tramite servizi di microcredito o sostegno ai consorzi garanzia fidi (confidi).

Cesserebbe, altrettanto importante (e molto sviluppato in questi anni), il supporto per corsi di formazione alla nuova imprenditoria e imprenditoria femminile; inoltre per organizzazione di convegni e seminari gratuiti su tematiche di interesse per le imprese o i professionisti (novità normative, gestione di impresa, argomenti specifici per ciascun settore economico).

L’elenco delle possibili futuribili mancanze comprende anche il supporto alle imprese per l’innovazione e la digitalizzazione; la consulenza per la fatturazione elettronica, per la pubblicazione di dati e studi sull’economia locale, sui trend economici e approfondimenti sui vari settori economici. Possiamo definirlo un possibile disastro?

Invece: non ridurre bensì potenziare; migliorare e non cancellare. Nuove funzioni, altre prestazioni, anche una capacità di seguire il mondo produttivo con risorse e programmi adeguati.

Mantenere le Camere di Commercio come fulcro della ripresa economica del Paese. Lo chiedono i lavoratori e le lavoratrici e anche le aziende e gli imprenditori. Il Governo saprà ascoltare?

 

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La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.