ICOM_00B. ICOMOGRAFIE: Cartoline. Che passione

 

iCOMOgrafie. "JSC" sta raccontando storie del territorio usando le cartoline come documento

La posta è morta, ma le cartoline non sono mai state così vive. Non si spediscono più, ma si raccolgono e anche si schedano, guardano e amano. Si mostrano agli amici su internet scambiandosi opinioni e notizie. Una vita che sembra nuova, ma che in realtà è erede diretta di quella delle origini, poiché la cartolina fu da subito oggetto di collezionismo (a Como, per esempio, nel 1899 si tenne una esposizione-convegno dei collezionisti di cartoline!).

Gli appassionati sono innumerevoli e quasi una setta (meno maniaci tuttavia dei filatelici) e a volte molto competenti in relazione al soggetto (cosa, dove, chi, quando) senza troppo badare alla qualità o caratteristiche dell'oggetto (la cartolina) trovato e conservato. Condividere le cartoline con gli altri è diventato un modo di comunicare amore per un luogo, attenzione ai paesaggi, cura delle tradizioni senza dover approfondire la storia che la cartolina involontariamente riporta.

All’origine della cartolina illustrata c’è la cartolina “postale” (originariamente messa a punto dalle poste asburgiche  Correspondenz Karte, 1868  e poi adottata in altri paesi; in Italia dal 1874), con le semplici storie di chi verga saluti o brevi notizie familiari (ma anche informazioni dai tanti fronti bellici). Nata per la “breve corrispondenza” resterà, per circa un secolo, mezzo di comunicazione semplice e palese. In cui i Saluti e baci, o le altre informazioni poco riservate, da tutti leggibili, stanno insieme alle immagini e spesso si completano a vicenda.

Ma la cartolina illustrata è comunque veicolo di propaganda turistica capace di trasmettere il fascino di un luogo, il colore di un lago, la vivacità di una piazza e pure fissa un tempo, una storia, uno scorcio che – magari – poi scompariranno. Fin dai suoi esordi, la cartolina è un prodotto industriale, realizzata quasi sempre in grandissime tirature (da qui il poco senso del “valore” economico che spesso le si attribuisce oggi sul mercato) e inizia dal lavoro di professionisti fotografi, capaci di cogliere l’esatto momento di un tramonto, il punto di vista di una strada, calcolando l’altezza della ripresa perché il piano di visione sia percepibile in ogni sua parte.

Poi intervengono i grafici (per sistemare le riprese) anche con l’aiuto di abilissimi ritoccatori. Infine gli editori, che a volte stampano in proprio e a volte no: i Brunner di Como, per esempio, hanno al loro interno il ciclo completo, dallo studio fotografico fino alle macchine per il taglio e la rifinitura. I procedimenti di stampa sono i più diversi; gli stessi Brunner adottano uno di quelli di maggiore qualità, la fotocollografia (che utilizza un “retino” irregolare che riduce al minimo l’effetto riproduzione), fino alla “vera fotografia” in bianco e nero e poi a colori.
Poi, dopo la fotografia di massa (dagli anni Sessanta) e l’invenzione degli SMS e dei social (nel 2000) la cartolina diventa un pezzo da museo e per molti da collezione; anche – appunto  una vera mania.

Internet ha concluso l’opera, consentendo una larga diffusione di materiali molto interessanti sia per lo storico dell’immagine (ma riducendo la possibilità di manipolazione dell’originale, che invece è fondamentale) che per i ricercatori e gli storiografi locali. In quelle immagini si raccolgono indizi o addirittura prove di avvenimenti, monumenti, opere d’arte, situazioni e personaggi. Una vera miniera.
Purtroppo si tratta di “giacimenti culturali” abbastanza disordinati in quanto la cartolina – prodotto di massa e poco costoso – non ha riferimenti precisi né all’anno di ripresa (magari diverso da quello di stampa), non riporta che rarissimamente il fotografo e talvolta salta persino il nome dello stampatore.

Poco male: rimane l’immagine che l’esperto sa leggere nei particolari e che gli appassionati possono comunque godere per la bellezza. Come un breve racconto di un avvenimento di cui – per fortuna – non si è persa del tutto la memoria.

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