I Nomi della Città. 21_Piazza detta alla Iasca

21. piazza detta alla iasca

Piazza Volta e via Grassi

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Una volta chiarito che il nome più antico della piazza è “Aiasca” o “Aliasca” (con ulteriori varianti grafiche), solo in seguito trasformato in “all’Iasca”, non si può che affermare che l’origi­ne certa del nome non è conosciuta. Resta quindi valida l’ipotesi già avanzata da Benedetto Giovio secondo cui “l’ampio rione [è] chiamato Aliasca dal nome di una famiglia che un tempo vi abita­va”. In effetti gli Statuti di Como citano ripetutamente, nel corso del XIII secolo, una famiglia “de Aliasca”, oltre che una torre “de Alliasca que est super ripam lacus”.

Le più antiche attestazioni del nome della piazza o contrada sono del XV secolo: nel 1431 “sub lobio Beltrami del Coldirolo in Aliascha” risulta tenersi il mercato dei latticini, mentre nel 1466, all’interno di uno stesso documento, compaiono la dizione “contrata de layascha” e il riferimento “apud contratam et pla­team de layascha”.

È probabile che la mutazione da “Aliasca” a “Iasca” si sia pro­dotta nel corso del XVII secolo, visto che in tale epoca sono documentate entrambe le versioni: nella carta Giovio il nome “Iasca”, nel 1650 “Aiasca”, nel 1686 “Aliasca”.

La zona della Iasca è una di quelle in cui più a lungo si mantie­ne il significato originario di contrada come “rione”: infatti alcune delle strade convergenti sulla piazza, ancora tra la metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, sono indicate con lo stesso nome (l’attuale via G.B. Grassi è la “contrada Iasca”, l’attuale via D. Fontana la “contrada dell’Iasca per la Sostra”). Senza nome è invece lo “streccione” che dall’angolo orientale della piazza si dirige verso il Macello.

Ciò nonostante, l’area è ricca di microtoponimi anche fantasiosi. Il fronte meridionale (tra le attuali vie Carcano e Muralto) è indicato dal Guidabombarda nel 1650 come “contrada del Giesù”, definizione che Stefano Della Torre ritiene un’invenzione del visitatore fiscale, ma che nella sua relazione si trova citata due volte in momenti diversi con totale coerenza. L’isola­to al centro della piazza è definito dallo stesso Guidabombarda come “isoletta dell’Aiascha”. Ancora, all’inizio del Settecento due case di questo isolato sono identificate come la “Serotina grande” e la “Serotina piccola”, dal nome del loro proprietario, Gio. Luigi Serodine. Allo stesso piccolo isolato, secondo le indicazioni di documenti cinquecenteschi, si riferisce probabilmente il passo di Benedetto Giovio, nel suo testo Historiae patriae libri duo, che cita una “isella”, cioè isola, ovvero isolato, collocata nella parte “più bassa” della città; altre volte l’“isella” è identificata con l’isolato semicircolare della Cortesella.

Sulla tavola del catasto teresiano la parte occidentale di piazza Iasca è identificata con la “piazza de’ quartieri”, con evidente riferimento ai numerosi alloggiamenti militari qui insediati fin dal Seicento; essi prendevano nome dai proprietari delle case affittate per tale scopo alla città: Boggiari, Cassina, Durini, Gazzinelli, Giovio, Odescalchi/Rusca; alcuni di questi diedero vita a veri e propri toponimi, anche con deformazione dei cognomi originali (per esempio: la “Cassinetta” da Cassina, il “Ruschet­to” da Rusca).

Nel 1751 la derivazione a nord, in continuità con la zona dei quartieri militari, è indicata come “braccio verso il lago”.

La piazza è una delle poche zone in cui la denominazione viene mutata prima della riforma generale del 1888; l’intitolazione ad Alessandro Volta avviene in seguito all’inaugurazione del monu­mento nel 1838. Anche l’attuale via G.B. Grassi viene rinominata come “contrada alla piazza Volta”.

Nell’isolato al centro della piazza era collocato il lavatoio, alimentato dalle acque del fontanile, al termine del suo percor­so lungo l’attuale via Volta. Prima sotto un portico sul lato settentrionale, venne poi trasferito in uno spazio sul fronte occidentale, aperto verso la via da una serie di arcate, tuttora esistenti.

 

Piazza Volta, già piazza Iasca, nella più antica ripresa fotografica disponibile, precisamente un calotipo scattato da William Robert Baker nel 1855-1860.

L’isolato che divide le vie G.B. Grassi (a sinistra) e Garibaldi (a destra) in una fotografia del 1933. Era un tempo l’“isoletta dell’Aiasca”, affacciata sulla contrada Iasca e sulla contrada vicino al Fontanile.

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