Politeama: Teatro popolare del Novecento - Sviluppo dei lavori e inaugurazione del Politeama

I lavori per il Politeama iniziarono però solo nel luglio dell'anno successivo, poiché la vendita del terreno da parte del Comune venme a lungo differita. Il progetto venne affidato all'architetto Federico Frigerio, progettista di fiducia di molti dei principali azionisti.
Le linee generali dell'edificio dovettero essere messe a fuoco da subito: il Politeama si proponeva come teatro popolare, quindi senza palchi, e soprattutto come luogo di spettacolo genericamente inteso; doveva quindi essere un edificio multifunzionale e flessibile: non solo teatro, ma anche cinema, café chantant, circo, bar, ristorante, albergo. Se l'organizzazione generale era, per certi versi, obbligata, non altrettanto lo fu la definizione della struttura portante, per la quale – contrariamente a quanto riportato all'epoca – non si optò da subito per il cemento armato; ancora nella pratica presentata per l'ottenimento della licenza edilizia sono inseriti disegni di una primitiva versione in cui il tetto è retto da capriate metalliche, segno evidente che vennero prese in considerazioni ipotesi alternative prima di decidere, ma – viste le date dei disegni strutturali in cemento armato, subito seguenti l'inizio del cantiere – la conversione al cemento armato può essere considerata abbastanza precoce. All'epoca l'uso della tecnica costruttiva in cemento armato era ormai conosciuta e diffusa; anche a Como la si utilizzava da oltre un decennio, e Frigerio medesimo la adottò nello stesso periodo (ma forse con qualche mese di anticipo) anche per la sede della Società Bancaria Italiana. Probabilmente per la consapevolezza che l'edificio richiedeva soluzioni particolarmente complesse, i lavori strutturali vennero affidati non a un'impresa locale ma alla ditta torinese Porcheddu, divulgatrice in Italia del sistema Hennebique.
Il percorso progettuale così fortemente segnato dalle esigenze funzionali (sia nella definizione dell'organizzazione generale dell'edificio che nell'ideazione della struttura) si espresse in modo conseguente anche nelle scelte di stile. Le forme dell'edificio, nelle diverse redazioni del progetto architettonico, conobbero infatti una progressiva "asciugatura" dai disegni prelimari fino alla sobria realizzazione finale. L'edificio costruito rinuncia a qualsiasi ordinamento neoclassico o revivalistico, limitando l'apparato decorativo a un bugnato assai piatto e austero intorno alle finestre e a semplice tettoie di protezione degli ingressi. La massa dell'edificio è movimentata dai diversi volumi che denunciano le funzioni interne: in basso le facciate di un decoroso palazzo urbano che ospita bar, ristorante e albergo, in alto la cupola vetrata che sovrasta la platea e la torre scenica sull'area del palco.
Persino nell'interno si rinuncia al mascheramento della struttura portante, così che quasi tutti gli elementi costruttivi sono semplicemente intonacati senza aggiunte di membrature (solo in alcuni punti sono inserite mensole a voluta, palesemente prive di funzione).
In seguito a queste scelte, per una volta radicali, il Politeama è l'unico vero edificio modernista presente a Como, incredibilmente uscito dalla matita non già di un futuro razionalista ma di un campione della tradizione.
La struttura venne completata con i lavori in muratura eseguiti dalla ditta dei capomastri comaschi Brenna e Bernasconi, mentre le opere decorative si devono a Felice Bernasconi (per i pavimenti a mosaico), ai Fratelli Fontana (per gli stucchi lucidi), alla ditta Barella (per le imbiancature), tutte di Como, e al pittore Candeo di Milano per i fregi decorativi intorno al boccascena e sulla volta della platea. Alla realizzazione dell'edificio risulta aver collaborato anche l'ingegnere Andrea Valli.
In occasione dell'inaugurazione, che ebbe luogo la sera del 14 set¬tembre 1910 con La Bohème di Giacomo Puccini, non si mancò di sottolineare la perfetta rispondenza dell'edificio alle esigenze di un teatro popolare o – secondo la definizione dell'epoca – «di second'ordine», termine da cui è assente qualsiasi venatura critica o ironica. In effetti, nella percezione del pubblico, le due tipologie di teatro erano profondamente diverse e quindi diverse dovevano presentarsi anche in immagine. Altrettanto positive furono le reazioni ai locali destinati alle funzioni collaterali: il ristorante venne inaugurato tra il giubilo generale con un banchetto di 130 coperti.

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