Como. Luci e ombre sul Duomo

Alla scoperta del Duomo di Como: luci, ombre, emozioni

La Cattedrale splende nell’algida luce artificiale della sera e scompare per poche ore nel buio totale della notte. Poi, come un corpo bianco e morbido e gigantesco ormai desto, al primo mattino si libera dalle ombre. Così per ogni alba di ogni giorno, da tempo immemorabile, si regala alla luce: al chiarore freddo e opaco dell’inverno o alla luminosità calda talvolta rosata, con pennellate di arancione, nell’estate, svegliandosi e quasi stendendosi, rilasciandosi impudica al capriccio di ciascuno. Senza riserbo il bianco del marmo si scopre al fresco del mattino e offre la sua massa opulenta e conturbante al piacere degli sguardi, agli incontri profondi, agli amori intensi.

Aspettare che la luce entri dolcemente nel giorno diventa occasione di viva gioia e lasciare che tutto l’edificio si riveli è un tempo di continuo stupore. Un potente senso di eccitazione che intriga e ogni volta cattura.

La Cattedrale sta dentro la città ed è il punto centrale di ogni prospettiva possibile: dall’alto delle colline, dalle strade, dal lago: sempre visibile. È il fine inevitabile delle belle architetture ingombranti e tanto affascinanti; è lo scopo di un edificio eretto con misurata lentezza, con speciale cura e pensato con maniacale attenzione ai minimi particolari.

La Cattedrale è il posto estremo dei turisti frettolosi che, venuti per vedere il lago, finiscono inevitabilmente con la testa sollevata in aria, davanti alla facciata o, i più ardimentosi, sotto le tonde forme delle absidi. Sono molto fortunati coloro che non si fermano all’evidenza delle cose immense e vogliono comprendere anche il senso dei piccoli frammenti; essi sanno guardare le più nascoste pietre, possono scoprire gli angoli oscuri o trarre piacere dalle pennellate della luce sempre variabile, in movimento. I più attenti ancora hanno la facoltà di percepire i deboli suoni, appena appena accennati, che animano le navate durante la giornata.

La Cattedrale non si nasconde; appartiene a chi ricerca i suoi favori e si svela lentamente e ogni volta diversa pretendendo visite continue, frequenti ma, anche se brevi, sempre eccitanti, totali. La pelle, le pietre la rendono viva e quasi palpitante, non è fissata e inerte nel tempo; non è gelida e falsamente immortale, ma presente e intensa; costantemente mutevole quando si bagna alle piogge colorandosi di grigio e di scuro; quando si secca al sole diventando bianchissima e accecante.

La luce smaschera le immutabili architetture muovendosi tra le forme del marmo, ruotando attorno alle cuspidi fiammeggianti, proiettandosi attraverso le guglie ricche di figure; il raggio si sposta sulle corrugate fronti dei santi, spingendosi tra le esili membra dei martiri e agitando lievemente le barbe dei vecchi profeti. Son tutti trattenuti in bilico e poggiano su piccole mensole o stanno compressi nelle nicchie o appiccicati con fatica alle lastre che il sole sfiora rivelando gli spessori dei corpi, scuotendone i panneggi, solleticando le loro espressioni, cambiandone gli umori.

Lo sguardo curioso si compiace di posare sulle colonne e raggiunge le volte; poi sorprende le statue che stanno immobili tra i giochi delle luci che rincorrono le ombre e che si sovrappongono, sfumando e muovendosi, ai colori proiettati dalle finestre e dal rosone. La mano sfiora le forme fissate in bell’ordine alla base della facciata, tocca i gustosi frutti scolpiti nel marmo, indaga - ad una ad una - tra le lettere scavate di un svolazzante cartiglio pietrificato o di una lapide antica, cerca tra lo zoo immaginifico dei portali la rana memorabile e vorrebbe immergersi, indiscreta e blasfema, nell’acquasantiera romanica per catturare un serpentello bizzarro e sfuggente.

L’orecchio ascolta silenzi irreali rotti talvolta dal ritmo dei passi, pestati sul pavimento di marmo, e dai trattenuti sussurri dei fedeli mentre un vago profumo di candele e di incenso riporta a liturgie ed a preghiere. Nello sconfinato vuoto dell’interno si può immaginare - anche per un attimo solo - di stare oltre il tempo e infine, temprati da tanta ricchezza e meraviglia, uscire arricchiti. Una grande emozione.

Galleria fotografica.

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Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.