Opere. La Biblioteca civica di Morbegno

 

Biblioteca Vanoni a Morbegno: uno spazio per la cultura

Addii. Luigi Caccia Dominioni

 

Morbegno. Una biblioteca privata è lo spazio ordinato della memoria; una biblioteca pubblica è - in aggiunta a ciò - anche lo spazio degli scambi. Esperienze, culture, sensibilità, amori (letterari), passioni personali, umori e odi si incontrano incrociandosi e passando di mano in mano (letteralmente) si accrescono di significato. La biblioteca è anche il luogo della crudeltà: un libro può entrare e tuttavia non più uscire dallo scaffale dove le mani solerti dei bibliotecari e degli schedatori l’hanno riposto per la prima volta. Dimenticato.

Per questo, soprattutto le biblioteche di media grandezza, preferiscono mostrare tutto il contenuto dei loro depositi. Quella di Morbegno è una di queste.

L’edificio della Biblioteca dedicata ad Ezio Vanoni, progettata da Luigi Caccia Dominioni quasi una trentina d’anni fa [1968], era nato come omaggio, come ricordo, come sentimentale continuazione dell’opera del celebre valtellinese di cui porta il nome. Dopo la morte del parlamentare e ministro, nonché economista Ezio Vanoni i cittadini, amministratori e amici di quegli anni e i familiari desideravano ricordarne la figura. Non voleva essere una celebrazione del personaggio, ma una evocazione che, attraverso la diffusione della lettura e il recupero della memoria, ne perpetuasse la figura umana e l’impegno politico e formativo. Invece di un marmo o di un bronzo nasceva così la biblioteca.

In cemento e pietra e vetro: solida, decorativa e trasparente. Luminosa. Luigi Caccia Dominioni l’ha pensata circolare e coinvolgente; quasi risucchiante, meglio sarebbe dire centripeta con quella parte di muro che sembra tirare dentro il lettore e coinvolgerlo, convogliarlo, indirizzarlo negli spazi dell’interno. Nessuno può sfuggire al vortice della cultura; nessuno può permettersi di stare escluso dal richiamo e dalla passione dei libri.

Naturalmente questo è un sogno. È l’illusione di tutti gli assessori alla cultura e all’istruzione, di ogni direttore che si rispetti. Renzo Fallati, direttore da parecchi lustri, non si aspetta certo che tutta Morbegno varchi ogni giorno l’imponente portone scuro che dà accesso agli spazi di lettura. Non si aspetta che avvenga, ma lo spera. Per questo ha mantenuto quell’idea di “casa del libro” che il progettista presumibilmente voleva realizzare.

L’ampio spazio circolare è come un vastissimo soggiorno sempre affollato. Dalla mattina alla sera si presentano al banco del prestito e si affollano attorno ai periodici, ai libri esposti e occupano i tavoli della lettura. Pensionati, studenti, adulti d’entrambi i sessi sono la linfa vitale che muove e anima le giornate intensissime della Biblioteca di Morbegno.

Senza troppe formalità tutti si appropriano di qualche pezzetto di cultura (o almeno di informazione) e sembra di vederli quasi girare nel vortice delle letture. Essendo i libri - generalmente - in forma di parallelepipedo più i meno regolare non si comprende subìto perché la biblioteca sia - architettonicamente - stata disegnata in forme circolari.

A ben pensarci, la sottile provocazione geometrica del progettista (cioè tentare di riempire un cilindro con tanti piccoli parallelepipedi) in fine, dopo quasi tre decenni, sembra essere riuscita. La geometria non è stata battuta, ma la ritrosia con la quale la gioventù di un tempo si avvicinava alla lettura è stata sopraffatta dalla semplicità con la quale il libri (i tantissimi libri di cui Morbegno dispone) si mostrano, si schierano e si offrono in lettura.

Tale particolarità non si applica certamente ai depositi sotterranei dove tutto il resto dei titoli è ben allineato in scaffalature che potremmo definire tradizionalmente normali. La ricerca del volume richiesto e le esigenze di uno stoccaggio razionale impongono un uso meno stravagante degli spazi. Non importa: perché nei sotterranei - senza tuttavia essere escluso per principio, ma solo per comodità e sicurezza - il lettore solitamente non scende. Il suo spazio ideale è al piano terreno.

È sopra, dentro il magico cerchio, circondato dai libri, con l’ampia vetrata che spazia sul torrente e sui monti. Ecco: anche questo collegamento con la natura esterna è molto importante per comprendere lo spirito del luogo. La Biblioteca di Morbegno non è uno spazio cupo, chiuso, illuminato solo e sempre artificialmente. Essa vive alla luce del giorno e muta col cambiare del sole. Tutto ciò - forse - può risultare complicato (infatti, per una lettura corretta bisogna disporsi in funzione del mutare della luce naturale, delle ore del giorno, del mutare delle stagioni, del tempo atmosferico…); complicato eppure suggestivo.

Perché ci si può anche abbandonare e lasciare che lo sguardo passi oltre la vetrata e l’immaginazione corra lontano e che i sogni si liberino e che i libri portino il lettore verso altri pensieri. Considerando il crescente successo della biblioteca e delle sue molteplici iniziative collaterali (cui certo hanno contribuito la dedizione degli addetti e l’impegno costante del Comune), non si può comunque escludere che una parte del merito vada proprio all’architettura. Nella sua originalità e - a tratti, in alcune sue parti - scomodità, si riscontra l’idea vincente: il luogo della conservazione del sapere e della memoria non si è chiuso in sé stesso, ma con il cemento, la pietra e il vetro è stato costruito uno spazio finalmente aperto all’assalto dei lettori.

La Biblioteca potrà sembrare una torre oppure un castello, ma certamente il ponte levatoio è sempre abbassato.

[Scritto nel 2000]

 

 

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Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.