Eventi. Piazza Grimoldi restituita alla città

 

Como. Piazza Grimoldi dopo polemiche, trasformazioni e imprevisti si apre ai comaschi

 

Finita. Bene o male la questione piazza Grimoldi si è chiusa con una sobria, ma non breve inaugurazione. Il Municipio, presente con Giunta al completo, doveva esporsi al rischio di commenti e osservazioni sul modo, il metodo e il risultato di un progetto molto voluto e non tutto calcolato: si è parlato di “imprevisti” tutt’altro che ignoti. Ma questa è un’opinione che va lasciata fuori dal ragionamento.

Precisiamo: la piazza Grimoldi piazza non è. Mai stata e mai sarà. Era un parcheggio comodo, ma brutto e disordinato con una pavimentazione imbarazzante. Bisognava cambiare. La sua conformazione diciamo mista (un rettangolo davanti all’Episcopio, uno slargo davanti alla discreta San Giacomo, un perimetro di Duomo...) è servitù della ben più conformata piazza Duomo che noi amiamo alla follia, ma che non è la piazza più bella del mondo, urbanisticamente e architettonicamente parlando. La facciata “parlante”, ricca di decorazioni, e coinvolgente, domina da secoli ed è bellissima…

La via Plinio e il resto di quelle strade sono un non luogo. Bisognava intervenire. Ora, dopo qualche dibattito, riflessioni e persino un concorso s'è arrivati al risultato di uno spazio decorato con alberi (quattro gelsi per la precisione) una pavimentazione in porfido, uno spazio acciottolato, lance luminose e due lavatoi (sentito dire da una passante). È bella? è utile? è il meglio?

L’architetto Stefano Seneca, progettista e vincitore del concorso ha dovuto piuttosto fare i conti con la ragioneria che non con l’architettura o con la storia. Si sa che qui a Como non ci sono né mecenati, né papi e neppure sponsor disinteressati che possano "investire" nella ricerca di un'idea travolgente.

Il risultato non è "quel che di meglio si poteva fare" e neanche "volevate il parcheggio di prima?" che son modi ordinari di porre le questioni. Così, purtroppo tutto risulta essere - infine - normale. Manca il segno forte, il punto di equilibrio tra la presenza dominante, incombente del lato nord della Cattedrale con cupola annessa. Manca una linea di collegamento con la piazza Verdi (che pur fa capolino con qualche palla, sul fondo della via Pretorio); manca la valorizzazione della Porta della Rana, una meraviglia scultorea ricca di enigmi e – non va sottovalutato - tra le mete più note e ricercate dai turisti.

Manca soprattutto una separazione definitiva tra sacro e civile (non che il sacro non sia civile...), ma qui si intende la necessità di separare con linee forti gli ambiti, i perimetri, i volumi delle chiese (sacro) con le superfici delle piazze (civile).

La vasta area creatasi con l’unione di superfici differenti poteva visualizzarsi nelle diverse funzioni (un marciapiede nato dalla piazza Verdi), la diversità tra via Plinio e la piazza Grimoldi ecc) invece tutto è sfumato, inglobato, ammorbidito con effetto d’unione che risulta di confusione e senza troppo considerare il peso del passato (inteso come storico e archeologico) di cui non s’è voluto o potuto tener conto... 

Quel che si è udito all'inaugurazione è soprattutto la sorpresa d’essersi trovati davanti a cose ignote, all’imprevisto. Ora – con un sospiro di sollievo generale - tutto è finito con anche benedizione della piazza. Una liturgia davvero curiosa (anche abbastanza noiosa) che rivela la consueta confusione tra sacro e profano e l’incapacità di dare a Cesare (il presunto “fondatore”) quel che è di Cesare.

In un paese di poco più di un migliaio di persone il campo sportivo parrocchiale è il vero centro delle attività ricreative: attorno a questo rettangolo diverse generazioni hanno vissuto la propria infanzia e la loro adolescenza. Il Palio delle Frazioni racchiude in sé un pezzo della storia di Nesso e di ogni nessese.

 

 

 

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.

 

Ricco corredo iconografico; rigore scientifico e alta leggibilità. L'intera vicenda del Teatro comasco: architettura, artisti, spettacoli. Una storia lunga due secoli.