Lario. Primo: a patto di conoscere

 

Patto per il Lario e i Laghi: conoscere

Conoscere le persone e le cose è la prima tappa del contatto; è la scoperta della complessità; è il rinvenimento del carattere (magari nascosto); è il fulmine della bellezza… poi ci si ama e si ama.

Andrea Camesasca, nel corso di una mattinata di approfondimenti (LarioFiere: 16esima Giornata dell’Economia), ha lanciato tre parole: Conoscere, Amare, Promuovere il Lario e i Laghi della Brianza e tutto l’insieme del territorio; possiamo aggiungere Progettare. Si tratta, ormai ne sono convinti tutti, non solo di un patrimonio determinante per lo sviluppo di due province (Como e Lecco senza dimenticare quella di Sondrio dalle cui valli scendono le acque del Mera e dell’Adda), ma anche di un bene “visibile” e amato in tutto il mondo.

Tuttavia, si fa presto a dire Lario. Parola breve che nasconde diverse complessità che vanno scoperte e comprese meglio. Acqua e terra formano un unico geografico, umano, sociale e imprenditoriale che è sopravvissuto allo spreco delle risorse, al cattivo uso del suolo, all’urbanizzazione selvaggia, alla maldestra organizzazione del lavoro e fino all’abbandono da parte di residenti di antichi nuclei. Tutto questo in neanche un secolo.

La bellezza ci salverà: ne siamo certi. La consapevolezza ci aiuterà a stabilire nuove regole di convivenza e di sviluppo. Non è possibile vedere solo nel passato la forza per procedere (l’identità, le radici…) e non è probabile che i modelli “contemporanei” di sviluppo possano essere allegramente utilizzati per rilanciare le comunità lacustri e il territorio nel suo complesso.

Conoscere – dunque – significa studiare innanzitutto la situazione esistente (la storia – magari – potrebbe aiutarci a comprendere persino i bisogni correnti partendo proprio dalle difficoltà espresse in tempi meno recenti) e collocare ogni soluzione in rapporto ai bisogni dei residenti, alla conservazione del territorio, allo sviluppo d’imprese anche – parola magica – innovative.

Non si può dimenticare – certo – il grande aumento turistico di questi anni. Un “mordi e fuggi” di migliaia di persone che, da ogni parte del mondo, si concentrano sul Lario per ammirare e godere di questi luoghi. La conoscenza dei loro desideri, lo scambio con le loro mentalità e culture, non possono essere ancora rinviati.

Questo nostro capitale che è – insieme – umano, artistico, paesaggistico… non va conservato nella cassaforte della tradizione o del mito, ma va moltiplicato ovvero fatto fruttare. Tuttavia, – e questo è il punto – se non se ne conoscono né l’entità e neppure il valore sarà difficile trasmettere esperienza nuova e sentimenti profondi a coloro che decidono di vivere in questi luoghi per una vita intera o anche solo per qualche giorno.