Lago. Pesci nostrani, pesci stranieri

 

Pesci "nostrani" e pesci "stranieri" presenti nel Lago di Como


Testo tratto da: Il territorio lariano e il suo ambiente naturale (Nodolibri Editore, 1995)

Non tutte le specie ittiche presenti nel Lago di Como sono "autoctone", cioè originarie del bacino lariano e ivi presenti sin dai tempi geologici. Molte di esse sono state immesse dall'uomo in tempi relativamente recenti, alcune in modo del tutto casuale e involontario, altre con la precisa volontà di arricchire e rendere più pregiata la fauna ittica locale.
Tra queste ultime, spiccano per importanza il Lavarello e la Bondella, introdotte nel Lago di Como in tempi diversi e ora ritenute in assoluto le specie più importanti nell'economia della pesca lariana.

Il primo Coregone a comparire nelle acque del lago fu senza dubbio un Lavarello. Già nel 1861 il De Filippi sperimentò infatti l'immissione di avannotti di Blaufelchen (Coregonus wartmanni coeruleus), originari del Lago di Costanza. Nonostante il risultato del tutto negativo che fece seguito a questo primo tentativo, all'inizio del 1885 circa 500.000 uova fecondate di Coregonus wartmanni coeruleus vennero inviate dalla Imperiale Pescicoltura di Huningen, sul Lago di Costanza, all'incubatoio di Fiumelatte, sul Lago di Como. La schiusa delle uova ebbe regolarmente luogo e gli avannotti prodotti vennero tutti immessi nel lago, nel tratto prospiciente l'abitato di Bellano. Il 19 ottobre di quello stesso anno venne catturato il primo Coregone del Lario, lungo 11 cm. Prima della fine del 1885 furono catturati altri quarantadue giovani coregoni, a conferma che l'introduzione della nuova specie stava finalmente dando i frutti sperati. Nel quinquennio successivo il Pavesi effettuò altre tre immissioni di avannotti, anch'essi frutto dell'incubazione di uova provenienti dal Lago di Costanza. Con ogni probabilità furono allora importate, oltre a uova di Blaufelchen, anche uova di un altro Coregone presente nel lago svizzero, denominato Weissfelchen (Coregonus schinzi helve-ticus). Nel Lario le due forme finirono per ibridarsi e negli anni successivi la possibilità di distinzione tra le due specie di Coregone venne a mancare. Già nel 1933 R. Monti nel suo libro La genetica dei coregoni italiani e la loro variabilità in relazione all'ambiente affermava infatti che "i coregoni italiani appartengono a una specie naturale unica" non avendo rilevato alcuna differenza a livello cromosomico. L'attuale Lavarello è pertanto considerato un ibrido tra le due specie originarie.

Il successo delle introduzioni di Lavarello fu notevole: già nel 1897 il pescato raggiunse le 12 tonnellate e si mantenne in seguito elevato sino agli anni '60, quando le catture subirono un forte calo, in relazione al peggioramento delle condizioni ambientali del lago. Si decise allora l'immissione di una seconda specie di Coregone, più resistente agli elevati valori di trofia che si stavano instaurando nel bacino lariano. Nel 1970 furono così immessi 500.000 avannotti di Coregonus macrophtal-mus, denominato comunemente Bondella, provenienti dal Lago di Neuchatel. L'immissione fu coronata da immediato e strepitoso successo, al punto che nel Lario la Bondella è ora la specie predominante, rappresentando circa il 70% dei coregoni nell'asse Colico-Lecco e il 95% dei coregoni nel ramo di Como. Le differenze morfologiche tra le due specie di Coregone sono molto limitate e a un esame superficiale la distinzione tra Bondella e Lavarello è un impresa difficile anche per gli addetti ai lavori, come gli ittiologi e i pescatori di professione. Più nettamente differenziate risultano invece essere altre caratteristiche biologiche, come l'accrescimento e l'habitat riproduttivo. Il Lavarello cresce più velocemente e raggiunge taglie più elevate; non è infrequente infatti riscontrare catture di lavarelli superiori al mezzo chilo di peso, mentre la Bondella ha una crescita più lenta e, nella ristorazione locale, costituisce il classico pesce "da porzione". Il Lavarello inoltre depone le uova nel mese di dicembre, sui dolci fondali sassosi e ghiaiosi che si trovano in prossimità delle sponde, mentre la Bondella si riproduce in gennaio a profondità (40-100 m) ben maggiori.

Tra le specie introdotte allo scopo di accrescere il pregio dell'ittiofauna lariana, non possiamo dimenticare il Salmerino alpino (Salvelinus alpìnus). Per questo salmonide, proveniente dal Lago di Zug (Svizzera), il percorso è stato un po' più lungo. Immesso dapprima con successo nel Lago di Lugano (1895), è stato da qui introdotto a partire dal 1910 nel lago Maggiore e nel Lago di Como. La colonizzazione del Lario da parte del Salmerino fu probabilmente piuttosto lenta, a causa della limitata fecondità della specie, che impedisce repentine "esplosioni" della popolazione. Basti dire, a titolo di confronto, che una femmina di Salmerino pesante un chilogrammo è in grado di deporre circa duemila uova, contro le quarantamila deposte da una femmina di Lavarello di uguali dimensioni. Così la presenza del Salmerino nel Lago di Como fu appurata con certezza solo nel 1930 e l'instaurazione di una popolazione significativa di questa specie richiese parecchi anni. Le modificazioni ambientali intercorse dell'ultimo ventennio hanno purtroppo rallentato l'espansione del Salmerino; lo scadimento della qualità dell'acqua e la competizione spaziale e alimentare con la Bondella ha infatti causato una drastica riduzione di questo salmonide, al punto che attualmente è considerabile come specie rara.

Tra le specie "straniere" introdotte nel Lario con modalità ignote e senza alcun supporto scientifico ricordiamo solo il Persico sole (Lepomis gìbbosus), noto a tutti per la sua vivacissima colorazione. La data precisa del suo arrivo dal Nord America non è conosciuta, anche se risale senza dubbio agli anni del dopoguerra. Il "gobbo" - così è noto il Persico sole tra i pescatori lariani - riveste comunque un interesse marginale all'interno del popolamento ittico lariano. La sua proverbiale voracità lo rende facilmente catturabile e per questo la sua inconfondibile livrea è spesso riconoscibile nel cestino dei pescatori principianti.
Fortunatamente, il fenomeno dell'immissione "fuorilegge" di nuove specie non ha alterato sensibilmente la composizione della fauna ittica del Lario e non ha apportato i gravissimi danni che in altri corpi d'acqua appaiono invece in tutta la loro evidenza. Il Carassio (Carassius carassius), il Pesce gatto (Ictalorus melas) e altre specie "straniere" infestanti - il cui numero è in continuo e allarmante aumento - hanno già compromesso l'equilibrio dell'ittiofauna di molte acque italiane e rappresentano un problema grave e di difficile soluzione.

L'introduzione di nuove specie ittiche in un ecosistema acquatico rappresenta sempre un intervento delicato che richiede conoscenze specifiche e può creare gravi danni. È pertanto indispensabile che tali operazioni vengano effettuate sotto il controllo dei tecnici del settore. Solo in questo modo è possibile ripetere le felicissime e "illuminate" esperienze dei coregoni e dei salmerini del Lario.


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La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.