Musei Civici Como. Corredi funebri

 

 Un capo-guerriero rinnova l’emozione delle grandi scoperte

Fra i tanti importanti reperti esposti nella mostra, un posto particolare occupano i corredi di due tombe venute alla luce nel 2011 alla periferia di Grandate e fortunosamente giunte fino a noi fra le poche superstiti di una vasta necropoli, sconvolta dalle lavorazioni agricole ripetute nel tempo.

Si è scelto di presentare in questa sede quella con il corredo più complesso e pregevole, dalla cui analisi si sono ricavati interessanti precisazioni in merito anche al rituale funerario. La tomba si data attorno alla metà del VI secolo a.C. e suggerisce come ancora in quest’epoca le tombe di rango di defunti di sesso maschile della civiltà di Golasecca fossero ancora connotate dalla presenza di armi, presenza sempre più in calo, probabilmente per una mutata volontà di autorappresentazione del defunto.

La nostra tomba è forse l’eccezione che conferma la regola: i resti ossei del morto, posto sulla pira funebre abbigliato ed accompagnato dalle sue insegne di guerriero - una spada con impugnatura ad antenne, una lancia, un elmo - sono stati raccolti all’interno di una situla (recipiente troncoconico) in bronzo, chiusa da un coperchio decorato a sbalzo appartenente alla prima produzione dell’”Arte delle situle”, secondo esemplare emerso nel territorio di Grandate dopo quello della tomba rinvenuta nel 1885, ulteriore dimostrazione dei vivaci contatti con il mondo paleoveneto da cui provengono questi manufatti in bronzo.

Secondo il rituale la spada era stata resa inservibile spezzandone la lama e privandola dell’impugnatura, che era stata collocata all’interno del cinerario. Purtroppo le vicende successive alla deposizione hanno fatto giungere fino a noi solo una metà circa di questo pregevole contenitore e del suo coperchio: molti degli oggetti in esso raccolti sono quindi andati perduti. Ancora all’interno per nostra fortuna si conservavano una piccola parte accartocciata dell’elmo, l’impugnatura della spada e, intatto proprio perché non bruciato, un elegante collana-pettorale con catenelle e pendagli in bronzo. Considerato dagli studiosi oggetto di ornamento del costume femminile, la sua presenza in una tomba maschile si spiega interpretandolo come un dono al defunto da parte del coniuge vivente o di un altro membro femminile della famiglia. Completava il corredo un’abbondante suppellettile ceramica, notevole per numero e varietà di forme. A titolo di esempio ricordiamo due oggetti cui è stata riconosciuta una valenza cerimoniale: un vasetto a forma di volatile (privo purtroppo della testa) ed un doppiere. Quest’ultimo recipiente, appannaggio di una élite cui era riconosciuto anche un ruolo sacrale, ha, come dice il nome, due coppe affiancate - nel nostro caso anche comunicanti- appoggiate su un alto sostegno; tutto il corpo del vaso è decorato con fitti motivi stampigliati a cerchietti concentrici.

Possiamo dunque concludere che gli oggetti di prestigio che formano il corredo della tomba documentano il ruolo di spicco del defunto all’interno della comunità ed il suo potere economico, frutto della floridezza che il comprensorio golasecchiano di Como stava consolidando come attore di primo piano negli scambi commerciali tra a Penisola e l’Europa centrale.

 

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Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.