Musei Civici Como. Il circolo litico

 

 Il grande circolo litico del Nuovo Ospedale S. Anna

Si compiono proprio in questo periodo 10 anni da una scoperta archeologica di grande importanza, storica e monumentale, ma certamente troppo poco conosciuta, sia dagli addetti ai lavori sia dal grande pubblico.

La mostra “Prima di Como” si propone di colmare questa lacuna e di stimolare il visitatore a recarsi sul posto, non molto lontano da Como città, dove a breve sarà portato a termine il progetto di valorizzazione concordato da tempo tra Soprintendenza Archeologica e Azienda Socio Sanitaria Territoriale Lariana, proprietaria dei terreni. Infatti la scoperta è avvenuta proprio in occasione delle indagini archeologiche preventive rese necessarie dai lavori per la costruzione del nuovo ospedale S. Anna di Como.

Il ritrovamento consiste in una imponente struttura circolare- raggiunge infatti i 68 m di diametro- definita da un doppio anello di pietre di grandi dimensioni e costruita all’interno attraverso riporti di terreno di colore chiaro e scuro che convergono verso il centro. Al centro e nascosto dal riporti di terra , si trovava un emiciclo, costruito da setti radiali di ciottoli e pietre, selezionati e messi in opera in base alle dimensioni (piccole, medie, grandi) e al colore (grigio chiaro, rossastro scuro). E’ stato inoltre individuato il punto di origine della costruzione: una buca da palo, foderata di ciottoli, cui corrispondeva, all’interno del corridoio anulare, perfettamente allineata su un asse Nord-Sud, una seconda buca da palo. Con esse erano stati materializzati il centro e il raggio della circonferenza, elementi indispensabili per il tracciamento al suolo del complesso. Una volta conclusone l’uso entrambe le buche erano state chiuse e protette con una grossa pietra. Infine alcuni sondaggi archeologici in profondità hanno appurato che la costruzione aveva, intenzionalmente, occupato una superficie sacralizzata in precedenza attraverso la pratica delle “arature rituali”.

Ma come interpretare questo ritrovamento che non sembra fino ad ora avere confronti, una volta scartata la soluzione più facile, che fosse cioè un grandioso e principesco tumulo sepolcrale? Da chi, quando, e perché era stata creata?. Ad alcune di queste domande lo scavo e lo studio successivo hanno potuto rispondere. Attraverso i reperti recuperati e successive analisi C14 si può sostenere che il grande circolo litico fu costruito nel corso della prima età del Ferro (VI secolo a.C.) su un luogo cui era stato attribuito una valenza cultuale fin dall’antica e media età del Bronzo (1605-1420 a.C.). Ne consegue che il monumento va attribuito alle genti golasecchiane che occupavano le colline circostanti con le proprie case ed una vasta piana più a sud-est come area di necropoli .

Non altrettanto chiara è la funzione della struttura, o univoca la sua interpretazione: sembra comunque di potervi riconoscere un luogo cerimoniale e comunitario, non un vero e proprio santuario, dato che mancano completamente le evidenze archeologiche che un tale uso avrebbe comportato, ma certamente un luogo progettato e realizzato secondo una precisa ideologia oltre che con il possesso di specifiche conoscenze geometriche e presumibilmente astronomiche.

Il “circolo litico” sorge in un luogo che, diversamente dal circondario, conservava fino all’intervento edilizio moderno alcune di quelle caratteristiche ambientali care all’immaginario spirituale dei Celti, probabile motivo per cui nel lontano passato era stato scelto per realizzarvi una struttura di valenza comunitaria e sacrale. Tra queste ricordiamo la presenza di due corsi d’acqua (Seveso e Valle Grande), la vicinanza della loro confluenza e delle sorgenti del primo, la posizione in una porzione di pianura ben visibile dall’abitato sviluppato sui rilievi collinari e dalle aree di necropoli. Infine, e questa è stata forse la motivazione più forte, il luogo aveva rivestito una vocazione cultuale fin da epoca remota come suggerivano la presenza, più a nord, di un allineamento di menhir, presumibilmente risalenti all’età del Rame e quella di un’area consacrata nell’età del Bronzo Medio e Recente attraverso la pratica delle arature rituali.

Il doppio anello di pietre con il corridoio interno

 

In un paese di poco più di un migliaio di persone il campo sportivo parrocchiale è il vero centro delle attività ricreative: attorno a questo rettangolo diverse generazioni hanno vissuto la propria infanzia e la loro adolescenza. Il Palio delle Frazioni racchiude in sé un pezzo della storia di Nesso e di ogni nessese.

 

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.