Musei Civici Como. Perché una mostra?

 

 perché una mostra archeologica a como?

30 settembre - 10 novembre 2017
Chiesa di San Pietro in Atrio - Via Odescalchi, 3 Como

Prima di Como. Nuove scoperte archeologiche dal territorio
a cura di Lucia Mordeglia e Marina Uboldi

La selezione di materiali esposti mira a illustrare rinvenimenti archeologici appartenenti a diverse fasi cronologiche della cultura di Golasecca, sviluppatasi dagli inizi del IX secolo a.C. fino alla fine del V a.C., alle soglie dell’espansione gallica nella penisola.  

Ma perché proporre oggi una nuova mostra sulla Cultura di Golasecca a Como?

Perché dall’ultima mostra a Como su questo argomento è passato molto tempo… e intanto le indagini archeologiche e le scoperte sono proseguite, portate alla conoscenza del pubblico soprattutto con articoli di giornale (in alcuni casi corretti e chiari, in altri meno, a volte polemici e strumentali) oppure presentate con comunicazioni destinate solo agli specialisti. Tra le finalità della ricerca archeologica un posto di rilievo deve essere però riservato alla restituzione - ai cittadini, al pubblico, a chiunque sia interessato - del proprio passato e più in generale della storia e delle storie di chi ci ha preceduto. Per questo la mostra intende offrire una panoramica sui più importanti rinvenimenti degli ultimi anni, frutto dell’attività di tutela della Soprintendenza archeologica e della sensibilità delle amministrazioni pubbliche e dei privati cittadini.

Perché Como e il suo territorio sono un centro fondamentale della nascita e dello sviluppo della cultura golasecchiana, che nel momento della sua massima espansione arrivò a toccare buona parte della Lombardia – anche Milano nel V secolo a.C. era un centro golasecchiano - , del Piemonte orientale e del Canton Ticino. Anzi, l’insediamento protostorico di Como può essere considerato tra i più antichi complessi “protourbani” dell’Italia settentrionale.

Perché la continuità di vita della città – come ben sappiamo e ogni intervento nel sottosuolo rivela, il centro attuale di Como è l’esito della sovrapposizione dell’abitato romano, medievale e poi moderno e contemporaneo - ha inevitabilmente cancellato o nascosto o alterato le realtà precedenti. Occorre allora scoprire, riscoprire, proteggere e valorizzare le tracce del passato, anche se a volte sono labili o enigmatiche ai nostri occhi.

L’origine di questa Mostra deriva quindi da una prassi tanto importante quanto poco conosciuta e sentita dal “normale” cittadino: l’Archeologia preventiva. Esistono infatti delle norme che regolano la Verifica Preventiva dell’Interesse Archeologico fin dalle prime fasi di progettazione delle opere pubbliche, grazie ad esse la Soprintendenza può esercitare la tutela archeologica del territorio in collaborazione e non più in contrasto con gli enti e le società che realizzano opere e infrastrutture. L’intervento e la presenza di archeologi professionisti nel corso della progettazione e della realizzazione dell’opera permettono il recupero dei dati archeologici di un territorio, senza limitazioni di cronologia, dalla Preistoria più antica fino al post-Medioevo.

 

In un paese di poco più di un migliaio di persone il campo sportivo parrocchiale è il vero centro delle attività ricreative: attorno a questo rettangolo diverse generazioni hanno vissuto la propria infanzia e la loro adolescenza. Il Palio delle Frazioni racchiude in sé un pezzo della storia di Nesso e di ogni nessese.

 

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.