Turismo. Benessere oppure un flagello?

 

Le presenze di primavera a Como e sul Lario confermano le più rosee previsioni: il turismo è motore dell'economia

Ormai siamo rassegnati: il turismo va benissimo; una vera invasione! Rassegnati e non preparati ad accogliere (leggi: sopportare), ogni giorno e soprattutto ogni festa, le masse turistiche che trollereggiano dalla Stazione san Giovanni in centro città, capoluogo di delizie.

Scendono a gruppi disomogenei (divisi per lingua e nazionalità) accolti da un paio di squadre poliziesche (danno sicurezza o ansia? chissà); poi affrontano traballando le scale fino a capitare dietro le mani che “accolgono” (ma dall’altra parte!) e – appena - scorgono la voragine ex Danzas che subito fa capire come si sta mettendo il panorama. Poi giù giù fino al Politeama che è un rudere (come si sa) su cui le aspettative non mancano, ma che aspetterà ancora a lungo anzi in eterno.

Guardando i loro volti stravolti dal viaggio si nota comunque una ruga di piacere che forse l’aria o il colore o l’ambiente o le colline incidono sulla faccia di ciascuno. Nessuno si domanda: cosa siam venuti a fare? Perché la scelta è stata spontanea e certo indirizzata dal mito del Lario e di Como e della Brianza che nel mondo sono qualcosa e che – pur a dispetto dei residenti – sono anche un affare. Non capirlo è dunque grave.

Le masse turistiche che invadono Como e il Lario e anche diverse località della provincia si aspettano ospitalità, equità di trattamento (dall’una alle sette stelle!), gradevolezza del soggiorno, sapienza nell’accoglienza, cibo sano, segnaletica efficace, servizi efficienti, trasporti (pubblici) non complicati, arte, cultura, commercio, paesaggio e bellezza.

Ci sono – ovviamente - e persino le sconsiderate bruttezze che affliggono i residenti (aree dismesse, paratie in via d’estinzione, lungolaghi non sempre all’altezza estetica sperata eccetera) non sono viste come “brutture”, ma come “necessità di trasformazione”.

Davvero, le masse turistiche (e basta osservarle mentre passeggiano) hanno un livello di compassione altissimo e vivono quelle poche ore in loco (o nei quasi tre giorni di permanenza) come un’esperienza entusiasmante. Guardano con occhi stralunati ciò che a noi appare un problema insoluto. Non è incredibile?
Semmai è incomprensibile (a noi) come possano (i turisti) concederci altre possibilità (di riscatto).
Dunque, se il turismo aumenta a dispetto dei (nostri) problemi, bisogna far in modo che la magia del momento non esploda come una bolla rivelando tutti i limiti del sistema. Ecco: il sistema.

Secondo molti operatori turistici (quelli che hanno veramente a cuore la complessa situazione) bisogna fare di più e meglio. Soprattutto Como, capoluogo ormai per caso e non troppo per convinzione, deve ritrovare un ruolo che riporti il giusto peso della città operosa e bella e accogliente all’interno di progetti utili al sistema turistico.

Perché, lo si voglia o no, dopo esserci giocati industria, finanza, servizi, commercio e artigianato sarebbe un disastro buttare nel lago anche il turismo. Ovvero l’unico settore – oggi – in grado di far funzionare anche gli altri in un sistema magari complesso, ma indispensabile per la sopravvivenza dell’economia.

 

In un paese di poco più di un migliaio di persone il campo sportivo parrocchiale è il vero centro delle attività ricreative: attorno a questo rettangolo diverse generazioni hanno vissuto la propria infanzia e la loro adolescenza. Il Palio delle Frazioni racchiude in sé un pezzo della storia di Nesso e di ogni nessese.

 

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.

La passione civile ha sempre animato Luigi Fagetti, indirizzandone la vita professionale e l'impegno sociale. Como: città sempre amata anche nei momenti di crisi.