Natale. Una storia

natale. Una storia straordinaria

Il luogo non c’è. Pochi segni lo rendono visibile, appena: una lesena tagliata da una leggera cornice orizzontale e una parete segnata da qualche scanalatura. Non sembrerebbe una stanza; potrebbe essere uno spazio chiuso con una grande apertura che permette allo sguardo di andare oltre i campi, superare le colline e giungere fino alle alture lontane che poco s’intravedono nell’imbrunire.

Sul prato, un uomo appoggiato ad un bastone sta osservando – un pastore, così sembra dagli animali che lo circondano – e alza il braccio portandosi la mano alla fronte. Si protegge gli occhi dalla luce che proviene dallo spazio chiuso, lontano. L’uomo pensa che qualcosa di strano – o forse di straordinario – stia accadendo. La terra, quella notte – perché è già quasi notte e la luna non appare e le stelle iniziano a punteggiare la volta del cielo – sembra pervasa da strani movimenti di figure che si agitano, festose, luminescenti, sospese.

Che strano, pensa l’uomo circondato dai suoi animali e incapace di prendere sonno e appoggiato al suo sicuro bastone. Tuttavia resta fermo, ad aspettare.

Dentro la stanza – che sia nel serraglio dietro la taverna, dove gli animali riposano e che, talvolta, ospita anche qualche essere umano che non trova un posto nelle camere della locanda? - e dentro quella specie di grotta per metà scavata nella roccia e circondata da palizzate a fatica sistemate e frasche che vorrebbero nascondere il disordine e assi per tetto e un poco di paglia per giaciglio...

L’uomo, sempre più infreddolito, resta lontano e non distingue le figure che sembrano agitarsi attorno a qualche curiosa faccenda.

Egli vede altri uomini e donne di spalle, attraverso l’apertura, e nessuno dei presenti si accorge di lui. Dentro la stanza – per quello che può vedere o intuire – saranno almeno una dozzina di persone, forse di più. C’è anche qualche animale tenuto vicino per assorbirne il caldo dal fiato e dalle narici e per accucciarsi vicino alla mole, ruvida e protettiva. C’è anche qualche pecora e si sente il belato degli agnellini che s’intrufolano tra le gambe, spingendosi a curiosare dove non dovrebbero.

Un ragazzo tenta, quasi invano, di frenare un cane più indiscreto degli altri animali e l’afferra per il collo, ma senza cattiveria. Dietro le sue spalle, uno zampognaro non si trattiene dal soffiare nel becco per riempire d’aria il suo sacco e così sprigionare una dolce nenia, una sorta di ninna nanna. Un altro ragazzo preme per guardare appoggiandosi alla spalla del suonatore costretto a farsi largo tra una giovane donna ed una vecchia che spinge.

S’affannano – sorpresi – d’arrivare ad un bambinello poggiato su un telo candido che copre – e nient’altro lo protegge, lo scalda, lo veste – una cassa d’assi e vimini, abbandonata certamente da qualche mercante di passaggio. C’è tanto traffico, in questi giorni, d’uomini, animali e masserizie.

Una donna, giovane – quasi una ragazza - osserva il bambinello e dallo sguardo dolce e dalle braccia sospese e dalla tenerezza che tutta sprigiona dal suo atteggiamento – si direbbe la madre. Vicino c’è un uomo maturo. Potrebbe essere anche un vecchio dalla barba folta e riccioluta; tuttavia possiede ancora la forza e il piglio di un uomo severo e buono, forse è il padre. L’uomo tiene le mani serrate con forza davanti a sé e il suo sguardo, sereno, è rivolto alla piccola creatura che si agita su quell’improvvisata e traballante culla.

Il pastore lontano non comprende perché così tanta agitazione catturi i presenti, e perché ciascuno sembri animato da un intenso desiderio di toccare o almeno sfiorare il bambinello; una forza invisibile li trattiene.

Anche un vecchio dall’aria saggia – un sapiente, o un sacerdote o comunque un notabile che deve trovarsi in quel luogo tanto povero certamente per caso – si appoggia al bastone e osserva pensieroso la scena. Pure tre uomini, che gli stanno vicini, sembrano capitati per caso e non si spiegano il trambusto e i suoni e le luci e gli svolazzi attorno al piccolo essere appena nato.

Che sia venuto alla luce da poco lo ha intuito un uomo che porta un utile dono: una culla preziosa in legno munita di pregiati lenzuolini e di un morbido cuscino. Un altro uomo – questo sì, un pastore – s’inginocchia. È coperto di poche pelli ed ha sfidato il freddo della notte per portare, in dono, un agnellino che gli pende dal braccio e dell’acqua, dentro una zucca, e del pane appena sfornato, chissà.

Il bambino, lietissimo, non sembra interessato ai doni né alla curiosità degli adulti, né alla presenza vicina vicina di un bue e di un asinello e neppure alle cure della madre. Volge la testa all’indietro e allarga i braccini cicciotelli. Guarda la figura dolce e soave di un giovane di singolare bellezza, vestito di una tunica. Ha le braccia strette al petto e, il sorriso che gli illumina il volto, ha qualcosa di non umano. Solo il bimbo sa cogliere la presenza di questo stravagante essere venuto da chissà dove. Nessuno degli altri s’accorge, né sente, né vede che la straordinaria presenza si moltiplica nell’alto di quel cielo agitato e luminoso.

Solo la madre e il padre avvertono; gli altri non comprendono e il pastore lontano mantiene la mano alzata per proteggersi dalla luce intensa, senza capire. Ai piedi del bimbo, proprio sotto la cassa diventata culla, la natura canta la sua sorpresa facendo sbocciare un fiore maturo, gustoso come un vino aromatico, rosso e denso come il succo del melograno.

Didascalia dell’immagine:
Santuario della Madonna di Tirano, Sondrio.
Balaustra dell’organo seicentesco.
Giovan Battista SalmoiraghiAdorazione dei pastori (1638)

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.