Santuari Mariani da Como, Lecco e Sondrio


Il Santuario: luogo di fede e arte attraverso un itineraro cronologico

Il santuario è il luogo dove si ritiene possibile il contatto con il miracolo; dove si esprime una forza non naturale ovvero soprannaturale; dove l’immaginazione trova consistenza. Soprattutto dove l’arte trova modo di raccontare la venerazione dell’uomo verso il divino usando architettura, pittura, decorazione; e poi è un luogo di preghiera, di raccoglimento; è la meta del pellegrinaggio. È lo spazio dove si esprime una richiesta impossibile, dove si mantiene un voto fatto ad un santo, alla Madonna, a Dio.
Il santuario è un luogo privilegiato dove la bellezza della natura si confronta con quella dell’architettura e dove il mito d’origine dell’apparizione si trasforma in fede popolare, sincera, ma anche dove confluiscono (spesso inquinandosi a vicenda) materia e spirito, preghiera ed economia, soprannaturale e mercato.
Oggi i santuari sono anche luoghi del turismo di massa e tuttavia non hanno perduto, per i credenti, la loro primaria funzione.
Come già nell’antichità classica – dove i santuari erano dedicati a diverse divinità e dove si celebrava il culto attraverso sacrifici e doni - così anche nella tradizione cattolica, da sempre, il santuario ha espresso un forte sentimento di venerazione verso la “santità” di uomini e donne ritenuti speciali, ma soprattutto verso la Madonna che, benevolmente e frequentemente ha sottolineato con un’apparizione il proprio legame con le persone semplici.
Da eventi “straordinari” non sempre spiegabili e non spesso accettati dalla Chiesa sono nati migliaia di santuari (33 in Diocesi di Como) e tra questi – numerosissimi - quelli dedicati alla Madonna.


Diocesi di Como: terra di santuari
È noto che la Diocesi di Como ancor oggi si estende su un territorio vastissimo che comprende l’intera provincia di Sondrio (con 14 santuari mariani), buona parte della provincia di Varese (con due santuari mariani), una piccola parte della provincia di Lecco (con cinque santuari, sempre mariani) e una porzione della provincia di Como con circa 20 santuari dedicati alle varie espressioni di Maria. Ovviamente bisogna aggiungere al numero anche una ventina di santuari appartenenti alla Diocesi di Milano.
In un ideale itinerario i santuari mariani restano punti fondamentali della storia del territorio e dell’arte, soprattutto popolare.


Sondrio. Madonna di Tirano
Non tutti, ovviamente, di rara bellezza come il Santuario della Madonna di Tirano – forse il più affascinante, completo e ricco – la cui costruzione fu iniziata nel 1505 e in pochi decenni compiuta. L’idea era di porlo all’incrocio di strade di grande interesse commerciale e politico (tra la valle di Poschiavo, la strada che porta all’Aprica dunque a Venezia, e trasversalmente da Bormio, Sondrio e infine a Como) e ci volle un evento straordinario come l’apparizione al Beato Mario Omodei (29 settembre 1504) per mettere tutti d’accordo: vescovo, nobiltà, mercanti, commercianti e comunità dei fedeli.
La Basilica, decorata dai massimi artisti del tempo, merita sempre un viaggio per ammirare la pietra “su cui posò i piedi” la “Madonna” detta della “Sanitate” e l’affresco (1513) che fissa la scena dell’incontro tra la “Madona” e il veggente: quasi un’istantanea in diretta.
Un atto dunque straordinario – in tutti i sensi – che ha poi prodotto portali (dei Rodari e Della Scala) un organo stupefacente (di Giuseppe Bulgarini scolpito dal 1608 al 1617) e decine di altri decori, tele e sculture.


 

Sondrio. Madonna di Gallivaggio
Non meno interessante l’altro santuario, ma Valchiavennasco: quello di Gallivaggio che si trova lungo la Statale per lo Spluga. Dedicata alla “Madre della Misericordia” la chiesa (terzo edificio realizzato dopo l’avvenimento) fu costruita sul luogo dell’apparizione della Madonna a due ragazze che raccoglievano castagne nel bosco. Era il mercoledì 10 ottobre 1492.
Entrambi sono spesso considerati erroneamente un baluardo contro la Riforma (iniziata da Lutero nel 1517, dunque molti anni dopo) sono stati semmai la barriera ideale ovvero religiosa contro gli Svizzeri conquistatori della Valtellina e sono certamente il frutto di una religiosità popolare che si è diffusa su tutto il territorio esprimendosi in decine di edicole, cappelle, chiesine e chiese e in una cinquantina di Santuari mariani.


 

Como. Inverigo. Santa Maria della Noce
Per darne conto si sceglie in questo caso la cronologia degli eventi “straordinari” che hanno o avrebbero provocato la costruzione del primo edificio e, tra i tanti, quelli più celebri o significativi per storia e arte, ma raggruppati per tipologie: apparizioni, voti, immagini.
Non solo è il miracolo, cioè la grazia ricevuta, a scatenare la costruzione del santuario, ma vi sono spesso il desiderio di una piccola comunità di fedeli di offrirsi, “votarsi” alla Madonna in un particolare momento di necessità: malattie, epidemie, disagi.
Quasi sempre, dalla semplicità di una cappellina devozionale, si è poi passati ad una chiesa vasta e ricca di apparati decorativi e spesso collocata in luoghi che, col tempo, hanno acquisito importanza paesaggistica e sono stati – e sono - occasioni di gite, pellegrinaggi, visite di appassionati.
La più antica apparizione sembra essere quella di Inverigo del 1501: Santa Maria della Noce detta anche Madonna delle vocazioni.
La tradizione racconta di due fanciulli sperduti nel bosco e aiutati dalla Vergine Maria che appare su un albero di noce; ha in braccio il Bambino. Bisognerà attendere il 1519 per vedere l’inizio della prima chiesa in pietra che subito diverrà meta di pellegrinaggi e devozioni (come rivela la visita pastorale di Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, nel 1570). Il titolo del Santuario è dapprima “Vergine col Bambino” poi “Madonna delle grazie” e «Madonna del pane» infine “Santa Maria alla Noce”.
Colpito dalla bellezza del luogo Carlo Borromeo fa edificare un seminario per la formazione dei preti e, nel 1582 decide la costruzione di un Santuario. Il disegno esprime le direttive culturali e liturgiche del Concilio di Trento, ma nel 1606, il cardinale Federico Borromeo, in visita pastorale, constata che i lavori non procedono. Passeranno sessant’anni per vedere il completamento del Santuario ad opera – e col finanziamento – della potente famiglia Crivelli che domina la zona e il luogo (con uno splendido palazzo sulla collina).
Il Santuario di Santa Maria della Noce è – oggi come allora - situato lontano dal paese di Inverigo, nella zona bassa, collegato a Palazzo Crivelli da uno splendido viale con scalone in pietra e sculture. Il Santuario è stato importante mercato (con osteria e negozi) del rame e dei bozzoli.
La chiesa è circondata da un piccolo nucleo di case e s’affaccia su una piazzetta con al centro i portici del mercato. La struttura attuale è a croce greca; l’interno conserva opere di varia qualità: una “Vergine con Bambino” seicentesca, il “Crocifisso” ligneo tardo quattrocentesco,  una versione dell’”Orazione nell’orto” del Campi (1577), la pala “San Carlo” del Morazzone (1618), una derivazione del “Cristo e la samaritana” di Annibale Carracci e diverse altre opere.
Recentemente restaurato, il complesso del Santuario è meta costante di visite e centro di attività anche culturali; è un luogo magico dentro il cuore della Brianza.



Lecco. Bevera. Santa Maria nascente
La seconda tappa del viaggio ideale e temporale è nel 1611 a Bevera (LC) al Santuario Santa Maria nascente.
L’origine è leggendaria e narra di un’apparizione della Madonna a una fanciulla intimidita da un signorotto del luogo. Un segno straordinario che interessò la famiglia Sirtori e il cardinale Federico Borromeo. Al tabernacolo iniziale si sostituì un edificio progettato dall'architetto milanese Bernardo Sassi - e consacrato nel 1611 – poi ampliato e rifatto a metà del XVII secolo. L’interno conserva affreschi ottocenteschi con scene della vita della Madonna, ma soprattutto una immagine di “Maria” – inizio XVII secolo di Anonimo - considerata miracolosa e particolarmente venerata.


Lecco. Imbersago. Madonna del Bosco
Tra le più celebri apparizioni vi è quella del 1617 al Santuario della Madonna del Bosco di Imbersago (LC). Vista splendida sulla Brianza (è collocato su un’altura a 300 metri d’altitudine) il Santuario è il risultato della trasformazione della consueta cappella iniziale in un edificio (progetto Carlo Buzzo) del 1646.
La costruzione della chiesa risponde al desiderio popolare di rispondere alla benevolenza della Madonna apparsa “raggiante a tre pastorelli” e che ai piedi di un castagno fece fiorire un riccio di castagne mature. Ma si era di maggio, dunque fuori stagione e le popolazioni del luogo credettero subito ad un miracolo e lessero il “segno” come un invito della Madonna ad essere onorata con una chiesa a lei dedicata.
La conseguenza di quel “miracolo” e dei successivi e delle numerose grazie concesse ai fedeli impose l’ampliamento del primo edificio e l’abbellimento costante: dalla prima "Cappella del Miracolo", ancora oggi esistente nella Cripta sotto il Santuario, o "Scurolo", mantenuta nelle successive trasformazioni Seicentesche e Ottocentesche.
È dei primi decenni dell’Ottocento la celebre “Scala Santa” (disegno di Luigi Rossi) rifatta – perché distrutta da una frana – dal 1977 al 1981. Devotissimo alla Madonna del Bosco, papa Roncalli ricordato con una grande scultura sul piazzale.


Varese. Saronno. Beata Vergine dei Miracoli
Non è sempre un’apparizione a provocare la costruzione di un santuario che spesso – invece – nasce da un desiderio personale, da un’esigenza di liberazione (da un peccato), da un voto. Numerosissimi sono dunque i Santuari che per volontà di una comunità o di un individuo sorgono nel territorio del Comasco e della Brianza. Tra i più antichi e certo tra i più celebri c’è quello di Saronno della Beata Vergine dei Miracoli.
Il momento scatenante è fatto risalire al 1460 quando il giovane Pedretto, malato da anni, fu guarito dalla Madonna che lo invitò a costruire una chiesa in suo onore. Da principio si trattò di una “chiesuola” poi di un tempio: la prima pietra fu posta nel 1498.
Ecco che la Madonna, con parole quasi identiche a quelle che pronuncerà pochi anni dopo a Tirano, chiede: “… là mi costruirai una chiesa e vedrai che i mezzi non mancheranno mai!”  Così avvenne.
Si procedette alla costruzione del Santuario (con intervento di Giovanni Antonio Amadeo, architetto) in tre tempi: dal 1498 al 1516 (abside, presbiterio, antipresbiterio, cupola col tiburio, campanile; nel 1556 allungamento delle navate e sacrestia; dal 1570 al 1600 altre due campate e facciata. All’interno si conservano opere di Bernardino Luini, Gaudenzio Ferrari e molti altri artisti del Cinquecento e Seicento.
Celebri le statue lignee nelle cappelle dell’”Ultima Cena”e della “Deposizione” (a grandezza naturale) e del “Padre Eterno”, di santi e sante nelle nicchie e la “Madonna Assunta” sono opera (1529 – 1531) di Andrea da Milano (o da Serono).



Sondrio. Grosotto. Beata Vergine delle Grazie
Con un viaggio di 175 chilometri, passando dalla provincia di Varese a quella di Sondrio e cambiando anche diocesi si arriva a Grosotto al Santuario della Beata Vergine delle Grazie e cronologicamente pochi anni dopo.
È una delle chiese mariane più antiche della Valtellina sorta nel 1487 per un voto alla Madonna formulato dagli abitanti del luogo nell’intento di scongiurare l’invasione delle truppe elvetiche (già arrivate a Bormio devastando i paesi della zona).
La tradizione narra che il popolo di Grosotto in processione aveva incontrato le truppe Grigionesi per trattare una sorta di resa.
Il paese fu risparmiato e in memoria del “prodigio” (attribuito all’intervento della Madonna) fu alzato un cippo. La chiesa venne eretta poco distante. La consacrazione è del 1490; numerose le grazie ricevute e gli ex-voto. Nel 1609 avvenne la demolizione per procedere all’ingrandimento della chiesa secondo i canoni della Controriforma e su intervento degli architetti ticinesi Sebastiano Scala e Gaspare Aprile.
All’interno, ad una sola navata, numerose opere d’arte: l’organo settecentesco (cassa in legno scolpita) e due ancone lignee. Monumentale è quella nel presbiterio (opera di Pietro Ramus); scolpita e dorata, alta 15 metri. L’altra, di minore pregio, è nella seconda cappella di destra (opera di Martino Tuana Moretto).


Como. Valsolda. Madonna della Caravina
Altra zona, il Ceresio, altro voto del 1530; il luogo è Valsolda (CO) al “Santuario della Madonna della Caravina”.
Tra monte e lago dove esisteva una cappelletta, con dipinta la “Madonna Addolorata con Gesù morto sulle ginocchia” nel 1530, un valsoldese, sfuggito alla giustizia, si era salvato superando il confine tra Lombardia e Svizzera.
Ammalato di peste e abbandonato da tutti, il soldato chiese aiuto alla Madonna che, apparsagli in sogno, lo guarì.
Ora quell’immagine è sull’altar maggiore del Santuario che, costruito nel Seicento, si è arricchito di opere d’arte e del contributo di pittori lombardi e ticinesi.


Como. Menaggio Nobiallo. Santa Maria della Pace
Sul lago di Como, a Menaggio in località Nobiallo c’è il Santuario di “Santa Maria della Pace" eretto nel 1658 come voto per l’avvenuta “Pace dei Pirenei” (fine della guerra tra Francia e Spagna). La costruzione a pianta centrale è preceduta da un portico; l’altare settecentesco ha un bassorilievo in marmo bianco “Madonna col Bambino” (1484). Vista sul Lario e splendida.


Como. Basilica di San Giorgio. Maria santissima
Rientro in Como per una visita alla Basilica di San Giorgio dove si perpetua il culto a “Maria santissima”.
Nel dicembre del 1854 Pio IX definisce il dogma dell'Immacolata tra dubbi e polemiche (anche nel mondo cattolico). Per superare le perplessità si chiede l’intervento dell’Immacolata. L’8 dicembre 1854 il papa promulga il dogma dell”Immacolata concezione” con la bolla “Ineffabilis Deus”. Si diffonde il culto e la devozione a "Nostra Signora del S. Cuore di Gesù" anche a Como scegliendo la chiesa di San Giorgio. Inizia la vita del Santuario.


Como. Cernobbio. Beata Vergine del Bisbino
Apparizioni e tradizioni, voti e miracoli, ma pure semplici immagini (spesso neanche di valore artistico) sono l’occasione per trasformare una cappellina in una chiesa, un ritrovamento “prodigioso” in una tradizione consolidata. Diversi e numerosi sono i Santuari mariani che proprio da una semplice immagine si concretizzano in edifici di grande interesse storico o paesaggistico. Com’è, per esempio, al Santuario della beata vergine del Bisbino, in comune di Cernobbio,  a metri 1314: bellavista su Lario e Brianza. Lassù, una piccola edicola già segnalata nel 1592, esisteva un piccolo "ospizio" per pellegrini, una piccola chiesa che conserva due immagini: una in marmo (1700) e una piccola in legno. Oggi è posto di ristoro per escursionisti estivi.


Como. Ossuccio. Madonna del Soccorso
Molto più affascinante è il “Santuario della Madonna del Soccorso” a Ossuccio a 400 metri d’altitudine, sopra la “zoca de l’oli”. Di fronte ha l’Isola comacina e per salirvi si procede lungo la strada del “Sacro monte” con le cappelle votive e le statue a grandezza naturale iniziate nel 1635.
La tradizione riporta ad una antica statua di Maria (e a un dipinto antico). La statua fu ritrovata da una fanciulla sordomuta che miracolosamente guarì. Così nacque, nel 1537, il Santuario.


Lecco. Montevecchia. Beata Vergine del Carmelo
Celebre, perché favorito da una posizione al centro della Brianza è a Montevecchia (LC) il “Santuario della Beata Vergine del Carmelo”. Sta in cima al colle ed è preceduto da una scalinata di 174 gradini abbellita ai lati da cipressi.
L'origine del culto risale al XVII secolo. Nel 1640 si costituì la confraternita della Beata Vergine del Carmelo e da allora il santuario divenne meta di pellegrinaggi. I contadini pregavano la Madonna affinché vegliasse sui campi e sulla bachicoltura.
Il santuario racchiude un dipinto di Bernardino Campi e altre opere decorative e d’uso liturgico. La vista spazia sulla Brianza, Lecco, il lago e l’Adda, il Resegone e la Grigna.


Como. Guanzate. Beata Vergine di San Lorenzo
Altre sono le immagini che hanno determinato, nella volontà popolare, la trasformazione di edicole o cappellette in santuari di grandi dimensioni come a Guanzate (CO) dove il “Santuario della Beata Vergine di San Lorenzo” detto “La Madonna” ha una storia ricca di variazioni e abbellimenti, ma che parte dal 1497 data a cui risale l'affresco absidale della Madonna con il Bimbo.


Como. Monguzzo. Nostra Signora di Lourdes
A Monguzzo (CO), in bellissima posizione sta il “Santuario di Nostra Signora di Lourdes” rifacimento – se così si può dire – o adattamento di una più antica tradizione locale derivante da un dipinto del XVI secolo.



Como. Cantù. Madonna dei Miracoli
Nella seconda metà del Cinquecento, a Cantù, sorge il “Santuario della Madonna dei Miracoli” che lega l’origine ad un episodio miracoloso avvenuto in periodo di grave carestia. La trecentesca “Madonna Bella” è ancora oggi conservata sopra l'altare. La chiesa attuale è sorta nel 1554 e conserva dipinti del Fiammenghino.


Immagini tradizionali
Un viaggio tra le immagini devozionali deve comprendere anche Drezzo (CO) al “Santuario della Vergine Assunta” detto “Gesa a Volt” (chiesa in alto) che è considerato uno dei primi edifici cristiani della zona. Conserva numerosi dipinti ed è favorito dalla vista sull’Uggiatese e il Mendrisiotto. Seguitissima la festa d’agosto.
Imperdibile la visita al “Santuario di Santa Maria sul Monte” a Plesio (CO) collocato alla sommità del colle Gordola. Offre uno scorcio panoramico sul centro lago di Como.
Costruito nel 1750 al posto di un’antica cappella conserva la scultura della Madonna portata da Genova nel 1740.
Idealmente di fronte, al centro del Triangolo lariano, a Magreglio (CO) un’antica immagine del XVI secolo ha dato l’avvio alla costruzione del Santuario della Madonna del Ghisallo. È sulla strada che porta da Erba a Bellagio (754 metri d’altitudine) è iniziò come cappellina a protezione dei viandanti (un conte Ghisallo minacciato a morte dai briganti pregò e trovò salvezza presso questa Madonna). La chiesa subì varie trasformazioni fini al XVII secolo. L'immagine attuale della Madonna è del secolo XVI. Dopo la diffusione della bicicletta, dalla fine del secolo XIX il Santuario del Ghisallo, per la sua posizione geografica, divenne  meta dei ciclisti.  Dal 1949 la Madonna del Ghisallo è patrona dei Ciclisti italiani.
Poco distante, a Caglio (CO), c’è il santuario della “Madonna di Campoè”. L’origine è una “Madonna del latte” datata 1508 conservata in una cappellina poi trasformata nel santuario che è ancora punto d’incontro di viandanti, villeggianti e pellegrini.


Le lacrime della Madonna
Le immagini che “lacrimano” non sono molte; la più celebre è quella conservata a Dongo al Santuario della “Madonna delle Lacrime” dove, nel 1553, fu vista «lacrimare» un'immagine di “Maria col Bambino in braccio”. Come sempre avveniva la cappellina fu ampliata e per divenire una chiesa meta di frequenti pellegrinaggi.
Il Santuario è adiacente la Strada "Regina"; ha un porticato a quattro colonne. L’interno è a navata unica con due cappelle. Notevoli le opere lignee (Ultima cena e Crocefissione), interessanti gli affreschi del presbiterio. Il convento adiacente conserva un’antica Biblioteca.


 

Le Madonne della neve
Particolare è il culto della “Madonna della Neve”. La tradizione, già presente a Roma nel III secolo, si diffuse ovunque per ricordare il prodigioso evento della neve ad agosto (la Madonna appare in sogno ad un patrizio ordinandogli la costruzione di una chiesa) e la neve segna il perimetro di un edificio che sarà Santa Maria Maggiore. Una delle più grandi chiese della cristianità.
Molto molto più piccoli i santuari in Diocesi di Como attribuiti alla Madonna della Neve: quello di  Cucciago (CO) iniziato nel 1733, ma sicuramente ha un’origine antica; piccolissimo quello di Vercana (CO) costruito dal 1630. Conserva affreschi e un antico organo; c’è quello di Pianello del Lario (CO)  e quello di Pusiano CO. È un piccolo santuario con una festa popolarissima (il 5 agosto) che coinvolge case,  paese, barche e lago che vengono illuminati con i tradizionali "lumit e balunit"; pranzi all'aperto e fuochi d'artificio.


In “enclave”: Campione d’Italia
Infine, andando oltre confine, ma in territorio italiana, a Campione d’Italia si trova il Santuario Madonna dei Ghirli. Antico il nucleo principale (risalente al VII secolo) poi trasformato nel Seicento da Isidoro Bianchi, ticinese. Autore anche dei numerosi affreschi.
Con il termine "ghirli" si indicano le rondini, o meglio i rondoni, che d'estate sono numerosi nella zona.



Il testo è stato pubblicato, in formato ridotto, su MAG/La Provincia di Maggio 2014, n°60.

Una ricognizione nelle vite della gente comune del Regno Lombardo-Veneto tra 1818 e 1862, basata sui verbali dei processi inquisitori, custoditi presso l’Archivio di Stato di Como. Storie tanto lontane nel tempo, ma che appaiono ancor oggi molto vicine.