ICOM_ICOMOGRAFIE: Fine di un percorso

ICOM_ICOMOGRAFIE: Fine di un percorso

 

Il nostro arrivederci sulle pagine del libro (in lavorazione)

iCOMOgrafie si chiude. Finisce un lungo percorso durato un anno intero e che ci ha permesso di scoprire, insieme ai lettori di www.jsc15.it e agli innumerevoli amici dei social, tante storie anche nuove e decine e decine di immagini interessanti. Grazie a chi ha seguito con noi questo viaggio e a quelli che ci hanno offerto precisazioni, che ci hanno letto (e magari criticato). Grazie soprattutto agli amici collezionisti di foto o cartoline che le hanno generosamente messe a disposizione per il web. Non capita tutti i giorni.

FC e GM

Trecentosessantacinque immagini: bastano? Sono sufficienti per scrivere la storia di un territorio, delle persone che lo vivono, di quelle che vi hanno lavorato, amato, combattuto? Bastano per dire quante cose brutte e belle sono capitate nei secoli? No, certo. Tuttavia noi pensiamo che a ogni immagine corrisponda una sollecitazione che, da questa narrazione, ci riporti – attraverso la mediazione delle figure – ad un passato certo.

Le immagini, lo abbiamo visto una dopo l’altra, possono aiutarci a ricordare, ci offrono spunti per scrivere, ci fanno piacere... e possono anche essere ingannevoli. Quel che è fissato nell’inquadratura non sempre è la verità oggettiva e spesso neanche quella soggettiva dell’artista o del fotografo. Si fan cartoline per lavoro e si fan foto per ricordare, per documentare, senza tuttavia affrontare il tema della verità rappresentata. Infine, il risultato è solo segno o colore o luce su una lastra o pixel in un “jpg”. Pura chimica o fisica o forma digitale. Non è detto che ci sia storia nell’intenzione originale di chi produce l’immagine; tutto diventa storia nella lettura consapevole.

Non c’è infatti ormai nessuno che si intestardisca a negare il valore documentario dell’immagine. Ciononostante, molto spesso, le “figure” sono utilizzate, anche nei testi di storia, come semplice alleggerimento, decorazione o – peggio – riempitivo. A volte si teme dell’immagine l’intenzione estetica, altre volte le sollecitazioni emozionali (come se le stesse cautele non dovessero valere nei testi scritti – anche in quelli meramente burocratici). Mentre invece tutti questi elementi e caratteristiche concorrono pienamente al valore storico e documentario dell’immagine. Certo: bisogna applicarsi a “leggerle”, esattamente come si fa con le parole, senza limitarsi a guardarle con la coda dell’occhio.

L’immagine è un documento e come tale va letto, interpretato e magari anche contraddetto. Persino certe stampe appese nelle anticamere dei professionisti possono servire in un percorso storico, anche se non sono mappe, anche se non sono state realizzate con l’intento di tramandare un documento. Alcune foto sono in primo luogo arte, ma quindi anche comunicazione e storia (quantomeno del soggetto, dello stile, del realizzatore). Le pitture celebrano, il cinema intrattiene, la televisione svaga...

Perciò servono (o possono servire, secondo le nostre intenzioni) a ricostruire un ambiente, un orizzonte, un contesto culturale, anche se non esplicitamente un “avvenimento”. In maniera “leggera”, a volte. Ma questo non ci pare un difetto.

Si sono scelte 365 immagini perché così vuole l’anno: né tante né poche, sufficienti per fermare l’attenzione su 365 “cose” che, moltiplicate per fatti, persone, ricordi, situazioni, tradizioni, fantasie, progetti, luoghi, percorsi, eventi, lavori, prodotti... fanno migliaia di occasioni di vita vera riassunta – bisogna ammetterlo – nelle poche righe di ciascuna scheda di questo libro. Tutto il risultato potrebbe sembrare anche schematico, ma era ciò che volevamo: una sintesi. Un accenno utile ai lettori affinché si possano riprendere quel che a loro appartiene, ma che – magari – hanno dimenticato da qualche parte o addirittura perduto: ovvero una tessera della loro memoria personale e collettiva.

Icomografia. Immagini per una storia della città
(Pieghevole e allestimento della mostra)
Realizzazione a cura di Fabio Cani e Gerardo Monizza
Foto Gin Angri
Novembre 1981

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