ICOM_303. ICOMOGRAFIE: Storia. Gli scioperi nazionali del 1920


iCOMOgrafie.  Gli scioperanti dei "postelegrafonici" tra le poche testimonianze visive d'epoca

Dopo la prima guerra mondiale, l’estate del 1919 vede, specialmente nelle zone industrializzate, un’ondata senza precedenti di agitazioni e di scioperi che spesso si concludono con violenti scontri con le forze dell’ordine.

Anche a Como si assiste a un inasprimento delle tensioni sociali; le agitazioni per chiedere aumenti di paga e riduzioni di prezzo dei generi di prima necessità, promosse dalla Camera del Lavoro, interessano prima i cotonieri poi il comparto serico. Nel 1920 lo scontro si radicalizza ulteriormente e la Federazione degli operai metalmeccanici proclama l’occupazione delle fabbriche; qualche stabilimento viene occupato anche nel Comasco e sulle ciminiere si innalza la bandiera rossa. A novembre viene proclamato lo sciopero generale.

Mentre prende progressivamente forza lo squadrismo fascista (a Como la Camera del Lavoro viene più volte invasa e devastata), i socialisti si rafforzano in tutto il territorio e a Como nelle elezioni del 1920 conquistano la maggioranza assoluta sia nel consiglio comunale del capoluogo che nel consiglio provinciale, oltre che in molti centri del circondario. Ne seguono ulteriori scontri, anche drammatici, con i fascisti, che invadono il palazzo municipale in via Vittorio Emanuele II.

Di tutta questa stagione di mobilitazione (che prende il nome di “Biennio rosso”), non resta quasi nessuna traccia iconografica per Como, né immagini delle fabbriche occupate, né dei cortei, né tantomeno degli scontri di piazza. Solo gli scioperanti dei “postelegrafonici” si fanno ritrarre in posa in occasione dell’agitazione nazionale del gennaio 1920: un’immagine molto composta, assai lontana dall’immaginario delle lotte, ma non per questo meno significativa.

Titolo: Sciopero nazionale Poste Telegrafonici
Autore: Emilio Montorfano
Soggetto: Ritratto di gruppo degli scioperanti di Como
Data: Gennaio 1920
Tipologia: Fotografia
Provenienza: Archivio Camera del Lavoro di Como

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