ICOM_222. ICOMOGRAFIE: Luoghi. Il cosiddetto “chiostrino di Sant’Eufemia”


iCOMOgrafie. La casa Natta-Menatti, già Lambertenghi

Al centro della città murata, in un’area con una forte concentrazione di insediamenti religiosi, a metà strada tra il gruppo ecclesiastico di San Fedele e quello conventuale dei “tre monasteri”, c’è un piccolo edificio che richiama i modelli artistici tra tardo Medioevo e primo Rinascimento, quasi nascosto, aprendosi sulla strada pubblica solo con un piccolo ingresso, in fondo a un breve vicolo che si diparte dal piazzolo (ora dedicato a Giuseppe Terragni).

Quando si decide di restaurarlo, dopo che nel 1979 lo acquista l’Amministrazione comunale, lo si chiama “chiostrino di Sant’Eufemia”: è un nome quasi ovvio, visto il suo doppio loggiato a grandi arcate al pianterreno e ad arcatelle più piccole al primo piano, e visto che si trova assai vicino al luogo del convento femminile di Sant’Eufemia (uno dei tre monasteri). Ma è un nome sbagliato, perché l’edificio non risulta mai parte del convento ed è invece una casa di proprietà Lambertenghi, poi riunita al vicino palazzo Natta, che mostra nella sua complessa stratificazione storica i chiari segni dell’utilizzo a scopo residenziale. Nonostante tutte le precisazioni storiche, il nome di “chiostrino” gli è rimasto appiccicato e viene tuttora utilizzato.

Il suo aspetto, prima del degrado della metà del Novecento, è documentato da uno scatto del fotografo Mandelli, che lo ritrae in una giornata assolata, con un’intonazione quasi da dimora residenziale suburbana, affacciato su un curato giardinetto, tra città e campagna (come forse è giusto, poiché nel tardo Medioevo ampie porzioni di terreno anche all’interno della città murata erano coltivate: un documento ci assicura che vicino a San Fedele esisteva una vigna!).

Titolo: Particolare della casa Natta-Menatti
Autore: Antonio Mandelli
Soggetto: Veduta del palazzetto col giardino
Data: 1925 ca
Tipologia: Fotografia
Provenienza: Archivio NodoLibri

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