ICOM_180. ICOMOGRAFIE: Storia. Il colera nel Comasco

 
iCOMOgrafie. Un centro di quarantena nella villa Reina

Durante il XIX secolo si verificano ripetutamente drammatiche epidemie di colera, una grave malattia originaria del subcontinente indiano, prodotta da un batterio (individuato solo nel 1882 da Robert Koch), spesso mortale e caratterizzata da diarrea, vomito, ipertermia.

Nel Comasco la malattia si diffonde nel 1855, quando degli oltre 9000 casi registrati nel territorio provinciale più di 5000 risultano mortali, e poi di nuovo nel 1867, con virulenza un po’ minore; da maggio a dicembre di tale anno, l’epidemia colpisce persone appartenenti a tutti i ceti (ma principalmente quelli più poveri), soprattutto negli agglomerati urbani più intensamente abitati.

I primi casi a Como si riscontrano nei pressi del mercato del grano nella piazza di San Fedele, diffondendosi poi in tutta la città; i colerosi, se appena possibile, vengono curati presso le loro case, ma si istituiscono anche zone di degenza isolate, veri e propri lazzaretti (per esempio presso il Seminario minore di Sant’Abbondio e il Seminario maggiore vicino a Sant’Orsola). Il morbo si arresta dopo aver provocato circa 240 morti nel capoluogo, 40 a Cantù, 67 a Mariano.

Il miglioramento delle condizioni sanitarie risparmia il Comasco dalla successiva epidemia del 1884, che provoca migliaia di vittime a Cuneo, Genova e soprattutto a Napoli. A quest’ultima recrudescenza ottocentesca risalgono le uniche immagini disponibili, che documentano il centro di quarantena istituito per i viaggiatori provenienti dalla Svizzera nella villa Reina di Quarcino: come si può verificare dalla figura, un luogo tutt’altro che privo di eleganza, in un clima – tutto sommato – poco drammatico.

Titolo: Arrivo dei viaggiatori in quarantena
Autore: Antonio Bonamore
Soggetto: Quarantena nella villa Reina di Quarcino a Como
Data: 1884
Tipologia: Illustrazione xilografica
Provenienza: "L'Illustrazione Italiana"

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