ICOM_178. ICOMOGRAFIE: Alimentazione. Il castagno e i suoi frutti

 
iCOMOgrafie. Pianta simbolo del patrimonio arboreo locale

Un albero fondamentale per lo sviluppo del territorio è il castagno, la cui diffusione è estesa in territorio comasco su un’area ben più vasta di quanto gli spetterebbe naturalmente, ed è quindi frutto dell’intervento delle comunità umane.

Tra IX e XI secolo il castagno viene trapiantato in vaste aree alpine e sostituito a precedenti boschi di abeti, e a tale epoca risalgono probabilmente le vaste selve intorno al Lario: esistono infatti documenti risalenti all’XI secolo che attestano il pagamento in quantità di castagne dai possedimenti di Gravedona, Tremezzo, Limonta e Lecco al monastero di Reichenau.

Negli Statuti di Gravedona, nel 1417, si fa esplicito riferimento alla qualità dei “marroni”, pure ricordati, a proposito dell’area briantea, tanto da Bonvesin della Riva nel suo testo sulle “meraviglie di Milano”, che dai numerosi Tacuina sanitatis. Il ruolo delle castagne nell’alimentazione dei ceti più poveri è ricordato ancora nel 1818 dal poeta inglese Shelley in una sua lettera scritta dopo un’escursione sul Lario.

Del castagno viene utilizzato anche il legno, particolarmente adatto come materiale da costruzione, e anche come combustibile, per quanto abbia minore potere calorico di quelli di faggio, larice e quercia.

Da questo secolare lavoro di adattamento deriva la forma attuale delle selve, che sono propriamente “frutteti di castagni”; gli alberi – generalmente innestati con varietà di pregio – sono allevati a fustaia, con impalcatura dei rami solitamente alta; la loro disposizione è a maglia larga e irregolare, per favorire il soleggiamento e sfruttare al meglio l’accidentato profilo dei versanti montani.

Titolo: Castagne
Autore: Anonimo
Soggetto: Coltivazione degli alberi di castagno e utilizzo dei frutti
Data: XIV-XV secolo
Tipologia: Miniatura
Provenienza: Manoscritto del Theatrum sanitatis

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